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Premessa fondamentale, almeno per chi scrive. Se lo scudetto non lo dovesse vincere il Napoli (primo favorito), io punto direttamente sull'Inter. Le ragioni sono almeno tre. La prima. Luciano Spalletti, pur non essendo infallibile, è uno dei migliori, se non il migliore, allenatore dell'attuale Serie A. La seconda. La rosa della squadra, già ottima l'anno scorso, è stata modificata e rinforzata, soprattutto a centrocampo. La terza. L'Inter non avrà l'impiccio delle Coppe Europee e potrà lavorare in tutta tranquillità per l'intera settimana.

A sostegno della prima affermazione e, in parte, anche della seconda, va ricordato che contro la Fiorentina, nella partita stravinta per 3-0, l'Inter, su quattordici calciatori schierati, ha avuto in campo solo tre nuovi acquisti: il difensore centrale Skriniar e i centrocampisti Borja Valero e Vecino. Questo testimonia non solo della bravura di Spalletti rispetto ai predecessori (de Boer e Pioli che sedeva sull'altra panchina), ma anche della forza di un gruppo che ha tutto per diventare squadra. Sabato già potremo saperne qualcosa di più, visto che l'Inter affronterà la Roma all'Olimpico, ma che si veda come e quanto Spalletti abbia lavorato, e stia lavorando, è innegabile.

E' vero che la Fiorentina, priva di quasi tutto (all'esodo estivo si sono aggiunte le assenze forzate di Kalinic, Federico Chiesa e Saponara), non è stato un test probante, ma troppe volte l'Inter ha sbagliato non tanto l'inizio di campionato, quanto partite che da facili sono diventate complesse, fino rivelarsi irrimediabili. Questa volta, invece, tutto è andato come Spalletti sperava. Un gol prestissimo (al 6' per un rigore di Astori su Icardi, trasformato dall'argentino, che ha avuto la conferma del Var), un altro, splendido, ancora di Icardi di testa su cross di Perisic da destra. Prima del quarto d'ora la partita era decisa o comunque ben incanalata anche perché i due centrocampisti davanti alla difesa (Borja Valero e Vecino) palleggiavano con cura, facendo girare a vuoto gli avversari. L'Inter, leggera e fluida, ha fatto quasi per mezz'ora quel che più le è piaciuto, cioé possesso palla con frequenti sfondamenti sugli esterni dove hanno agito Perisic e Candreva. In mezzo, un po' a sorpresa, non Joao Mario, ma Brozovic che al 25' ha chiamato Sportiello ad una puntuale deviazione dopo azione personale, un must del croato.
Della Fiorentina si è cominciato a vedere qualcosa un minuto dopo con un colpo di testa di Simeone (cross di Eysseric), sventato da Handanovic. Dopo un'occasione sprecata ancora dall'Inter (27' Perisic per Icardi ad un passo dal gol, ma il passaggio è intercettato), un caso sul quale il Var non ha soddisfatto. 39': spinta in area di Miranda su Simeone, Tagliavento lascia proseguire, ma i colleghi davanti al video chiedono di fermare il gioco. L'azione viene rivista, ma non da Tagliavento che, diversamente da Maresca in Juventus-Cagliari, aspetta il verdetto che arriva dopo quasi due minuti: rigore da non assegnare. In questo caso, però, i dubbi restano (la spinta ai danni di Simeone è evidente) a conferma che il Var non è, né sarà mai, la verità assoluta.

Il rischio, teorico, era che la partita si riaprisse, ma in pratica l'Inter ha comandato fino all'intervallo. Diversa, invece, la ripresa. L'Inter ha provato a gestire il risultato, ma ha finito per dare campo alla Fiorentina che, seppur senza incantare, ha alzato il baricentro della propria azione e provato qualche tiro in porta. Babacar, sostituto di Simeone, ha impegnato Handanovic prima che Veretout (78') cogliesse il palo interno, alla destra del portiere sloveno, con una conclusione da fuori area. Ma sull'azione successiva la partita si è chiusa. Joao Mario, entrato al posto di Borja Valero (colpo ad un ginocchio) e prima schierato davanti alla difesa e poi, con l'ingresso di Gagliardini, da trequartista, ha calibrato un suggerimento sul quale Tomovic ha mancato l'intervento. Perisic, inginocchiandosi in religiosa solitudine, ha messo dentro di testa. Di lì in avanti solo Inter, che non ha goleato, cioé finito in goleada, solo per le prodezze di Sportiello (ancora su Icardi) e qualche imprecisione negli assist dall'esterno (Nagatomo e Pserisic). Tuttavia lo spettacolo ha incoraggiato i sogni dei cinquantamila di San Siro. Con Spalletti si può andare lontano.

@gia_pad