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Il vice-Buffon calato nella parte di leader.
Storari scatenato: a fine partita sgrida Aquilani negli spogliatoi.
Sulla coda di una partita quasi da senza voto, perché un gol glielo fa Bonucci e l'altro proprio non si può prendere, Marco Storari esplode pure questa domenica. Ma Buffon (assente allo stadio) e Del Neri stavolta non c'entrano.
Il portiere, prima fa neri Bonucci e Marchisio, rincorso fino a metà campo, tanto da beccarsi un'ammonizione, poi se la prende di brutto con Aquilani, fin nel tunnel degli spogliatoi. Motivo: errato posizionamento su un calcio di punizione.
La Juve, e lo staff tecnico, pare siano soddisfatti di avere qualcuno che in campo si sgola, per richiamare i compagni: ma forse, in qualche caso, sarebbe il caso di non esagerare.

Il tecnico: "Qui ogni situazione diventa un caso".
Del Neri, rimonta senza gioia: "A Torino si vede tutto negativo".
Gigi Del Neri attraversa il dopopartita con volto scuro e passo svelto, manco dovesse spiegare la decima sconfitta del suo altalenante campionato bianconero. Zero sorrisi, quasi indifferenza: eppure c'è da commentare il primo filotto di tre vittorie consecutive della sua gestione. Risposte secche e taglienti per tutti, a cominciare da chi - quelli delle tv che hanno comprato i diritti - gli chiede subito conto di una Juve come minimo double-face. Del Neri incassa male ogni sollecitazione. Il primo tempo complicato? «Con in campo nove giocatori nuovi qualche sbavatura ci può stare». La decisiva retromarcia della ripresa col ripristino del 4-4-2? «Quando l'ho fatto contro il Bologna mi avete dato dello scarso. Uno cambia sempre per migliorare: ma ogni scelta per voi ha più o meno senso solo a seconda del risultato finale». La sostituzione dell'indemoniato Pepe con Martinez, fischiata dai tifosi? «Io non devo spiegare niente». Le scintille finali di Storari con Aquilani? «Non si può fare di ogni situazione un caso».

Nervi scoperti, tensione evidente. È che, dopo essere stato nel mirino quando il trend era al ribasso, Del Neri evidentemente si era illuso che, riprendendo a vincere con regolarità, avrebbe potuto vivere uno sprint sereno. Invece no. Invece «qui a Torino fate diventare tutto negativo», come a fine zona-mista ha detto a un cronista che lo incalzava. Capita, in effetti, quando la Juve viaggia abbondantemente al di sotto dei suoi obiettivi. Lo fa da anni. In questa stagione, soprattutto da inizio 2011. Da quando, con gli infortuni che si moltiplicavano come le sconfitte, Del Neri ha cominciato a vacillare. Ha resistito, è tornato a vincere, ieri è passato dagli zero punti del 45' ai 3 del 90' come in bianconero non gli era mai riuscito. Ma ancora non basta, evidentemente.

La Juve 7ª (come alla fine dello scorso campionato), a -6 dalla Champions, non può accontentare gli juventini. Che se la prendono con i soliti noti. Ieri, Motta e Martinez, annegati nei fischi fin dal primo tocco. E, ancora, il tecnico. Seppur con meno continuità e intensità rispetto alle ultime esibizioni casalinghe. Morale: Del Neri vince la terza di fila e non riesce proprio a godersela.

Come Storari, di nuovo titolare per il forfait di Buffon, ma istericamente nervoso con i suoi compagni. Potere della velenosa settimana post-Roma. Stavano dalla stessa parte anche un anno fa, il portiere e l'allenatore. Alla Samp, in un'altra caccia al 4° posto che vale il preliminare della Champions. Quanta differenza, però, tra le due situazioni. In blucerchiato, Del Neri e Storari inseguivano un mezzo miracolo, poi diventato realtà. Oggi, invece, cercano di artigliare in extremis un traguardo che saprebbe tanto di minimo sindacale. Con mille pressioni in più e polemiche di contorno.

C'è una sola similitudine tra le due storie. Anche quella Samp, dopo il black-out invernale, si scosse a inizio primavera. Cinque vittorie di fila, a partire dal 3 aprile. Sono tre, adesso, per questa Juve. Bastano per sperare in uno rush vincente? «No - risponde secco Davide Ballardini, tecnico genoano -. A sei turni dal termine, sono troppi i 6 punti di distacco ma anche le tre rivali da superare». «Sono d'accordo», gela tutti Del Neri, che per contratto sarebbe tenuto a credere nella rimonta. Battuta in effetti buttata lì, tanto per non deviare dal suo sorprendente dopopartita. Perché poi il friulano precisa: «Rispetto le opinioni degli altri. Poi, però, ho le mie. Che sono diverse». Ovvero: «La corsa la facciamo su di noi. Non per la Champions, però. Bensì per ottenere il massimo. Come abbiamo fatto contro il Genoa, come questo gruppo ha sempre cercato di fare».