Jesus Joaquin Fernandez Saez de la Torre, in arte conosciuto come Suso è uno di quei giocatori che ti ruba subito l'occhio in campo, perché pochi altri come lui in Serie A sanno saltare l'uomo nell'uno contro uno e crossare con quell'estrema naturalezza. Allo stesso tempo però è anche un giocatore di cui per qualche misterioso motivo si fa fatica a ricordare il volto, e non perché sia brutto, ma perché sembra quasi che si nasconda all'occhio dello spettatore. Suso è il classico giocatore spagnolo, che incarna alla perfezione gli stilemi della propria scuola calcistica nazionale, uno di quelli che in questo particolare momento storico, serve come il pane ad un campionato come il nostro. Eppure ultimamente si sta trasformando lentamente ma inesorabilmente in un vero e proprio caso, perché poche altre volte è capitato di vedere un giocatore capace di spaccare cosi la propria tifoseria.

I milanisti infatti si dividono tra quelli che lo adorano senza se e senza e ma e coloro che invece non solo lo reputano sopravvalutato, ma addirittura lo disprezzano proprio per quelli che dovrebbero essere i suoi punti di forza, ovvero la tecnica e il suo estro personale. Questi ultimi infatti non gli perdonano il fatto – a loro dire - di essere poco incisivo e soprattutto continuo, non solo nel corso di una stagione, ma anche nel corso della stessa partita. Alcuni di questi lo vedono lezioso nel dribbling e lento sugli spazi aperti, dove la sua tecnica perde efficacia quando si tratta di andare in progressione e in verticale sulle praterie che talvolta gli si spalancano davanti e che però lui non riesce a divorare come si dovrebbe. I suoi estimatori invece lo amano proprio per questo, ovverosia perché si tratta di un giocatore in possesso di un'ottima capacità di gestione della palla e soprattutto di dare anche spunti al resto di una squadra che in verità nelle ultime stagioni, nonostante le continue iniezioni di tecnica individuale ha continuato ad essere in deficit di quella qualità complessiva che soprattutto nelle manovre corali, non si vede mai o quasi mai.

Chi ha ragione quindi tra le due fazioni? E' una domanda alla quale è difficile dare una risposta, non tanto perché si discuta la qualità individuale di Suso, che almeno dal punto di vista potenziale è sicuramente alta, quanto piuttosto perché il discorso verte soprattutto sul suo inserimento all'interno dell'abito tattico di questo Milan, un abito che almeno nelle intenzioni dovrebbe essere senza dubbio fatto di qualità, fantasia e manovra, ma che purtroppo non è stato ancora trovato e infatti si traduce in una vestibilità nient'affatto soddisfacente su ciascuno dei suoi protagonisti, che infatti hanno faticato nella scorsa stagione, (vedasi oltre a Suso i casi di Calanoglu e Biglia), stanno faticando in questa e molto probabilmente continueranno a faticare ancora per un po' anche nel prossimo futuro, visto e considerato che Gattuso sembra ancora ben lontano dall'aver confezionato la squadra che ha in mente. Qui però si apre una discussione non di poco conto, perché Suso, almeno dal punto di vista ideologico sarebbe un giocatore perfetto per i rossoneri, visto che storicamente il Milan è sempre stato quel club che più di tutti si avvicinava (qualche volta anche superandolo) a quell'ideale estetico tipico del gioco di Real e Barca.

Suso è quel tipo di giocatore che almeno dal punto di vista strettamente tecnico, avrebbe molti mezzi a sua disposizione per fare bene, solo che ancora non riesce a fare quel salto di qualità, che da uno con i suoi mezzi ci si attende. Forse è nella sua mentalità il problema principale, e soprattutto in quella impercettibile ma decisiva mancanza di grinta che in effetti c'è, ma che viene esageratamente amplificata dai suoi più aspri detrattori. Suso deve evidentemente migliorare da questo punto di vista, ma per farlo dovrà essere aiutato da Gattuso, un allenatore che potrebbe essere fondamentale per il prosieguo della sua carriera, perché se è vero che non ha molto da insegnargli dal punto di vista tecnico, di sicuro può invece dargli molto dal punto di vista tattico, insegnandogli magari a trovare la profondità sul campo, e tutto dal punto di vista della personalità e della grinta; doti che a Ringhio non sono mai mancate e che incendiavano di adrenalina il centrocampo dell'ultimo grande Milan, nel quale lui era uno dei protagonisti assoluti.


@Dragomironero