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Qualcosa di assurdo succede a Roma, sponda giallorossa. La società di proprietà nordamericana sta tentando di far fuori Francesco Totti, 35 anni, alla ventesima stagione consecutiva con la stessa maglia (474 presenze e 207 gol: record assoluti), miglior marcatore in attività, quinto marcatore di sempre, campione del mondo nel 2006 a Berlino, 58 presenze e 9 gol in Nazionale, inserito da Pelè nella lista dei più grandi 125 giocatori viventi, Scarpa d'Oro 2007.

Prima Franco Baldini che, non ancora direttore generale del club, in un'intervista a Repubblica dà del pigro al Capitano. Poi Luis Henrique si suicida in Europa League, bistrattando Totti e facendosi eliminare dallo Slovan Bratislava, che non è esattamente il Barcellona, con l'Olimpico che subissa di fischi l'ex tecnico del Barcellona B.

Ora sale alla ribalta il signor Walter Sabatini, ex laziale, ottimo operatore di mercato, ma comunicatore con la grazia di un elefante in un negozio di porcellane: "Questa storia sta uccidendo la Roma. Totti deve evitare che si parli di lui come quello che ha mangiato un altro allenatore. Totti deve accettare le scelte del tecnico. Totti non è un intoccabile". Piccolo particolare: Totti non ha mai detto una parola nè contro Henrique nè contro Baldini nè contro chicchessia, vuole semplidemente essere giudicato per ciò che fa in campo.

Per la cronaca, il 10 giugno 2011, cioè meno di tre mesi fa, Sabatini aveva descritto Totti come "la luce del sole sui tetti di Roma al tramonto, un mago, una divinità del calcio".

In sostanza, oggi Totti è troppo ingombrante per la Roma. La sua colpa è che, se il nuovo allenatore lo impiega a capocchia, i tifosi fischiano l'allenatore e non il giocatore. Roba da chiodi. Anzichè considerare il Capitano come un punto di riferimento insostituibile nell'anno della Grande Rivoluzione, i nuovi arrivati fanno a gare per demolirne al figura agli occhi dei sostenitori. I quali hanno già scelto da che parte stare. Risultato: la brillante campagna acquisti societaria passa in second'ordine, a Roma non si parla d'altro che di Totti, anzichè concentrarsi sul campionato e sulla costruzione della squadra, la dirigenza sposta il tiro sul capitano, quasi a volersi precostituire un alibi in caso di fallimento. Ma si può? No che non si può. Totti merita molto più rispetto di quanto non ne abbia ricevuto in questa nuova era romanista. Che comincia male.