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Marassi, ore 20,28: la Sampdoria in campo per il riscaldamento. Il solito rituale: l'abbraccio a formare una specie di monolite di spalle coperte da maglie blucerchiate. Manca la 99, manca il sorriso da scugnizzo di Antò, mancano le serpentine di prova che preludono a quelle in partita. La straordinaria normalità del prologo ha qualcosa di irreale, innaturale. Una manciata di minuti al via. La Sud è compatta, fedele a un passaparola e a una linea: la Samp prima di tutto, la squadra, il nome, non il singolo. Nemmeno se il singolo è Fantantò.

L'appello è solo in un lenzuolo nella Nord, lato Bisagno, lontano dalla postazione sventolante blucerchiato degli Ultras: 'Padre e figlio non si lasciano mai'. Riuscirà a convincere Riccardo Garrone, quasi-padre che si è sentito tradito dal quasi-figlio?

Ci vorrebbe un miracolo: non è successo niente. Ci vorrebbe un amico. 'Amico Cassano' lo hanno esposto decine di volte in gradinata Sud, non ieri. E nemmeno 'Antonio è il calcio', 'Antonio non si tocca', 'Del Neri vattene', ai tempi della querelle dell'inverno scorso. Un po' meno allegri, forse, con qualche fanta-giocata in meno negli occhi, ma compatti. Anche alla lettura delle formazioni: né lo speaker che chiama 'Antonio', né l'eco dello stadio intero, 'Cassano'.

(Il Secolo XIX)