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Vota Totti. Perché quelli della banda del “Charuto” non scherzavano, avevano già lanciato la candidatura a metà settembre, augurando a Francesco Totti  un altro salto di qualità: dalla Roma a Roma, da capitano a sindaco, da Trigoria al Campidoglio. Gli avvenimenti degli ultimi giorni impongono per il campione una scelta in tempi brevi. Ormai è successo di tutto: la “foratura” del ciclista Ignazio Marino, il suo ultimo sforzo alla Dorando Pietri, il tentativo di arrivare comunque al traguardo e infine le dimissioni, che il sindaco potrà comunque ritirare nei prossimi 19 giorni. Ennio Flaiano scriverebbe: la situazione è grave, ma non seria.

E allora noi voteremo Totti, a condizione che qualcuno abbia il buon cuore di candidarlo. Già delineata la strategia. Tutto può partire dall’idea del Corriere dello Sport, tra i promotori della vita culturale di Roma. Lo dico senza un filo d’ironia, il quotidiano sportivo ha idee nuove ed è assolutamente trasversale, almeno nel quartiere che ha adottato la banda del Charuto, cioè Testaccio.

Torniamo alla strategia: la candidatura di Totti sindaco potrebbe lanciarla Walter Veltroni, 60 anni, già primo cittadino della Capitale. Sessant’anni, ex tutto, mai ex giornalista. E infatti Alessandro Vocalelli, neo direttore del Corriere dello Sport, ha chiesto allo juventino Walter di raccontare i grandi personaggi dello sport italiano e di farlo attraverso delle interviste esclusive. L’idea funziona, molto bene. Per esempio il colloquio con Roberto Baggio ha lasciato il segno. Ora ci siano informati, abbiamo amici anche all’interno del giornale di piazza Indipendenza e abbiamo scoperto che almeno per le prossime due settimane non sarebbe prevista un’intervista a Totti. Ci permettiamo un piccolo suggerimento: cambiate i piani, lanciate il caparbio Veltroni sulle tracce del capitano, utilizzate la grande cordialità e le capacità persuasive dell’ex segretario nazionale del Partito Democratico. Quindi fate in modo che Veltroni intervisti Totti. Potrebbe prenderla larga, chiedergli come vive nei panni di vice-Dzeko, perché non sembrava davvero felice dopo aver firmato il gol numero 300. Potrebbe pure divagare sulla partecipazione del capitano alla monumentale opera dell’enciclopedia Treccani, che ha chiesto a Totti di dare una definizione aggiornata della parola “famiglia”. Poi però Veltroni saprà sferrare l’attacco finale, proporre la fatidica domanda delle Cento Pistole. Che non sarà: “Francesco, quando smetterai di giocare?”. Ma sarà: “Francé, hai mai pensato di accettare una candidatura per diventare sindaco di Roma?”.

Facile capire che qualora la risposta fosse sì, beh, sarebbe fatta. In caso contrario restano due strade: un moto popolare, l’entusiasmo dei romani e di Veltroni riescono a convincere l’attaccante; oppure non se ne fa nulla, ma almeno la cosa è chiara.

Ora qualcuno penserà che tutto questa storia sia solo una provocazione, uno scherzo e magari è cosi. Però non nelle intenzioni iniziali della “banda del Charuto”.

Parliamone. Cosa hanno dimostrato le ultime vicende di Mafia Capitale? Che la sete di potere e la smania di denaro sono capaci di  corrompere chi è chiamato a gestire la cosa pubblica. Totti ha fama e denaro più che sufficienti per essere immune da tutto questo. E ancora: Roma è una città meravigliosa, unica, commovente. Ma come in tutte le metropoli tutto diventa contiguo, chi agisce per il bene rischia di mischiarsi con chi agisce in senso contrario.  Impossibile evitare il “contagio”? Impossibile evitare contatti con Carminati e i suoi amici? Probabilmente sì e comunque una cosa è chiara: Totti lo ha fatto, a differenza di altre illustri personalità del genere romano.
Non basta, certo. E molti diranno che Totti non ha la preparazione e le qualità per diventare sindaco di Roma. Io invece credo il contrario, insisto e ribadisco: il capitano farebbe comunque meglio di molto predecessori. Non parlo solo di Marino, ma soprattutto di Alemanno. E poi penso a un altro grande del calcio mondiale, il brasiliano Romario: ora fa il senatore per il partito socialista, lotta per i più poveri e leggendo una sua recente intervista credo sarebbe lui (e non Platini) il candidato ideale per la presidenza Fifa. Romario ce l’ha fatta, Totti può farcela.

Torniamo, per chiudere, a bomba: noi del “Charuto” abbiamo già fatto i primi sondaggi. Totti sindaco? A Testaccio i romanisti dicono sì, intanto si dovrebbe votare non prima del prossimo aprile. Per loro il sogno sarebbe quello di festeggiare prima il trionfo elettorale e poi quello della Roma campione d’Italia. Per capirci: è anche grazie a binomi del genere che il ventennio di Berlusconi è stato possibile.

Non confondiamoci: Totti dovrebbe essere il candidato del Pd, anzi di Renzi. Con lui il premier farebbe un altro dei suoi colpi a effetto: gli altri candidati sono debolucci,  pure la ministra Madia impallidisce nel confronto con il capitano. Sempre nei nostri piccoli sondaggi abbiamo scoperto che: 1) anche molti laziali lo voterebbero, perché così potrebbero attaccare Totti anche quando avrà chiuso la sua carriera da calciatore; 2) la candidatura del campione giallorosso potrebbe disinnescare l’ipotesi Giovanni Malagò: meglio che il presidente del Coni si concentri sulla candidatura olimpica; 3)  Totti è più bello di Alfio Marchini e pure per questa profonda questione ideologica potrebbe battere il probabile candidato del centrodestra.

Ah, ho parlato anche con i miei sinistri amici, “comunistacci” alla Charuto, tanto per capirci: tra loro c’è sogna Totti sindaco, credetemi. Non faccio nomi, per evitare “purghe” di lontana memoria, ma lo farebbero. Intanto per fede romanista.  E poi perché con tutti questi candidati “anti-renziani” sarà difficile che l’altra sinistra riesca a esprimerne uno suo. Allora W Totti, di lotta e di governo.

Ora però tocca a Veltroni. C’è solo un’ultima controindicazione: pare che alla fine il Pd candiderà proprio Walter Veltroni. Ha già compiuto 60 anni, è immenso, generoso, magari perdente, ma tanto simpatico. E vuole battere il record di longevità di uno dei suoi idoli: Dino Zoff, già portiere della Juve, presidente della Lazio, commissario tecnico e raffinato oppositore del ventennio berlusconiano.

Giampiero Timossi