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«Il concetto di squadra per noi è molto importante. È quello che fa il risultato, perché è la squadra che vince e non il singolo. Se la squadra lavora insieme e duramente, il risultato non può che essere un successo»La firma è quella di Thomas Richard DiBenedetto, presidente in pectore della Roma, che ai microfoni di Sky ha rilasciato un'intervista che di certo non placherà le polemiche tra il capitano e l'allenatore. 
Nella «guerra di religione”»tra tottiani e sostenitori di Luis Enrique, il prossimo presidente della Roma – ieri era a Reggio Emilia per vedere il figlio giocare a baseball, mentre oggi dovrebbe partire per New York, uragano Irene permettendo – si schiera decisamente dalla parte dello spagnolo. «Io ammiro molto Francesco Totti, un grandissimo calciatore e importante per il nostro progetto. Ma è l'allenatore che decide chi e quando gioca, e io appoggio Luis Enrique al cento per cento».

Una considerazione che non ha bisogno di troppe spiegazioni: la Roma (società) è compatta dalla parte di Luis Enrique e se fino a ieri Totti era il «centro del progetto» oggi «ne fa parte», non proprio una sfumatura nel DiBenedetto-pensiero. Pensiero non condiviso dalla quasi totalità dei tifosi. «Il sostegno dei tifosi è fondamentale, perché i giocatori ricevono davvero tanta energia da una tifoseria calorosa mentre un atteggiamento negativo può fare molto male alla squadra. Per legare sempre più la squadra alla città cercheremo di far crescere il maggior numero possibile di talenti locali». Più o meno come il Totti di venti anni fa o come De Rossi, che DiBenetto spera «concluda la sua carriera in giallorosso, ora dipende soltanto da lui».  Chissà se Totti e Luis Enrique conoscevano già il contenuto dell'intervista di DiBenedetto quando, ieri mattina, sono scesi in campo a TrigoriaTra i due non c'è stato nessun faccia a faccia, nessun chiarimento, e difficilmente ce ne sarà uno nei prossimi giorni. Il capitano ieri si è allenato regolarmente, ma lo spirito non è sicuramente quello dei giorni migliori. Scuro in volto e taciturno, è stato il primo a lasciare il campo al termine della seduta.

Il Wolfsburg intanto ha richiamato Simon Kjaer perché non è stato raggiunto un accordo sulle modalità del suo passaggio in giallorosso. La società tedesca vorrebbe che il riscatto di 8 milioni fosse obbligatorio (una formula giuridica che non esiste, al massimo ci può essere una scrittura privata tra le società) mentre la Roma lo vorrebbe facoltativo.

Da Trigoria danno la trattativa come saltata e solo un ripensamento dei tedeschi potrebbe riaprirla. Per il centrocampo resta sempre caldo il nome di Gago ma il vero obiettivo è Pjanic, bosniaco con passaporto comunitario del Lione. Ieri il d.s del Genoa Capozucca era a Roma: si è tornati a parlare di uno scambio di prestiti tra Borriello e Palacio