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Tonali, l'arma segreta di Pioli che Capello non ha capito

Tonali, l'arma segreta di Pioli che Capello non ha capito

  • Luca Bedogni
    Luca Bedogni
Pioli utilizza Tonali come una variabile. Quest’ultimo sarebbe l’ingrediente impredicibile del Milan, che assume di volta in volta compiti e/o posizioni diverse nel sistema, per scardinare le contrapposizioni avversarie. Apparentemente gioca “sempre lì, lì nel mezzo”, direbbe il Liga. In realtà non è così. Questo non è più il tempo della retorica del sacrificio. Tonali infatti è incredibilmente moderno, e lo è nella misura in cui è la sua funzione variabile a essere incredibilmente moderna. Ciò dipende moltissimo dall’idea di calcio del suo allenatore, che punta tanto sulla mobilità degli interpreti e sui loro interscambi. Tonali dunque non ha dei “compiti precisi”, se per “compiti precisi” si intendono solo le legnate e il “recuperar palloni”. I compiti di Tonali variano di partita in partita e a seconda degli avversari. Per intenderci, non è solo una questione di inserimenti sporadici. O di ruoli. Ricordo che una volta, in un postpartita, Capello domandò a Pioli il perché di quel ‘Tonali in fascia’. Ecco un esempio perfetto di incomunicabilità generazionale. Il vecchio allenatore del Milan aveva scambiato una posizione di sviluppo per un ruolo, e ne chiedeva conto all’attuale mister rossonero che, lievemente imbarazzato, provò a spiegare il motivo.  
Insomma dobbiamo ragionare su strutture, sviluppi e target per capire, altrimenti ci serviamo di strumenti interpretativi inadeguati. Lo dovremo fare anche domenica sera, mi sa, per individuare la variabile Tonali in Milan-Roma.   

A SALERNO - Già l’anno scorso, su questa rubrica, mi ero occupato di Tonali. In realtà sarebbe interessante recuperare anche gli articoli che scrissi su di lui quando giocava ancora nel Brescia. Sommando un’analisi all’altra si arriva ad avere una rappresentazione fedele del percorso magnifico che ha fatto per diventare il giocatore che è. In ogni caso, il 10 maggio 2022 avevo intitolato un pezzo facendo riferimento ai suoi ‘inserimenti scudetto’ contro Lazio e Verona. Ebbene mercoledì, all’Arechi, abbiamo visto dell’altro. Ma non semplicemente un altro Tonali, abbiamo visto un Tonali possibile, un Tonali utile a uno scopo preciso. Bisogna prima partire dalla superficie: il sistema di gioco del Milan durante la fase difensiva.



È un 4-2-3-1 tradizionalissimo, nel quale Tonali fa l’interno. A guardare solo la fase difensiva dei rossoneri non ci si accorge delle cose di cui vado parlando. 

DAL 4-2-3-1 A…? : QUANDO SI ATTIVA LA VARIABILE - Se invece si passa alla fase offensiva, ecco lo sviluppo dei tre giocatori in mezzo al campo contro la Salernitana. Si potrebbe parlare di uno switch tra le due fasi, ma forse sarebbe ancora troppo poco, ci faremmo un’idea troppo rigida, che non tiene conto di una verità: Tonali lì è solo una variabile che potremmo non rivedere nella prossima partita o nella azione seguente. Dovremmo forse pensare a Tonali come a una mezzala? Vecchi schemi mentali.



È meglio intendere questa struttura di sviluppo invertendo l’ordine logico del ragionamento. Tonali non è lì perché il Milan in fase offensiva ‘si mette 4-3-3’, Tonali è lì perché in questa gara quella posizione serve a qualcosa di preciso. Ad esempio ad abbassare il centrocampista Coulibaly. Oppure a creare una minaccia di inserimento tra Lovato e Radovanovic, rispettivamente in marcatura su Leao e Giroud.


PERCHÉ TONALI ‘IN FASCIA’? - La partita di mercoledì contro la Salernitana potrebbe finalmente offrire a Capello una risposta ‘di campo’ soddisfacente per quella famosa domanda che fece a Pioli una volta. Perché Tonali ‘in fascia’?



Non è un ruolo, è una dinamica contingente dettata dalla situazione di gioco. Il calcio di Pioli potrebbe essere letto semplicemente attraverso un principio: se uno spazio si svuota va riempito (e viceversa). Leao è andato dentro al campo? Tonali come un fluido si apre in fascia. Queste alternanze di vuoti e pieni, queste creazioni di spazi e squilibri possono essere utili per manipolare gli avversari. Ricordate la marcatura di Coulibaly su Tonali? Ecco cosa succede al centrocampo della Salernitana (i tre giocatori evidenziati in granata) grazie al movimento del numero 8 del Milan: il centrocampo di Nicola si dilata. Le distanze fra i componenti (Coulibaly, Bohinen e Vilhena) aumentano.



È un obiettivo della costruzione del Milan. Questa cosa serve a Pioli per creare uno spazio intermedio (nella fattispecie quello tra Coulibaly, Sambia, Bohinen e Lovato) per l’avanzamento graduale del pallone. Non a caso due giocatori del Milan ci entrano dentro (Giroud da una parte e Bennacer dall’altra, mentre Leao resta a fissare la linea difensiva avversaria e Tonali fissa l’ampiezza).



Così quando il pallone da Theo passa a Bennacer, Bohinen arriva in ritardo sul regista algerino e Coulibaly si trova a difendere ‘da terzino’ su Tonali. Nel frattempo Lovato, a causa del movimento incontro di Giroud, ha passato Leao a Radovanovic, e ora tiene d’occhio il francese. Si è venuto a creare dunque un mismatch tra il lento Radovanovic e il velocissimo Leao. Caso strano il Milan lo sfrutta immediatamente, con questa bella palla in profondità calciata di prima da Tonali. 
C’era uno scacchista che diceva: “Il mio stile è di portare l’avversario, e me stesso, su terreni sconosciuti”. Pioli fa qualcosa di analogo, con l’unica differenza che quel terreno ‘sconosciuto’ lo è solo per l’avversario. Lui l’ha preparato per ricavarne un vantaggio.

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