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Quello dell’uguaglianza tra uomini e donne è un tema che i docenti, a scuola, assegnano di frequente. Stiamo parlando di un tema di carattere mondiale. La parità di genere indica l’uguaglianza nei diritti e nei doveri tra uomo e donna e, nel nostro paese, è sancita dalla Costituzione e da numerose leggi. 

Ha generato non solo scalpore, ma anche polemica, la recente introduzione dell’asterisco nelle comunicazioni scolastiche da parte del liceo classico Cavour di Torino. Molti insegnanti torinesi, infatti, preferiscono il “segno grafico di plurale inclusivo” nelle mail e nei documenti, senza che sia stato necessario ricorrere ad un regolamento ah hoc. In questo modo, al liceo, si parla e ci si intende in forma di “student*”, “alliev*”, “iscritt*” o di aggettivi, come “bravissim*”.

All’inizio di quest’anno l’avevano adottata già cinque istituti in Italia e adesso l’elenco si è allungato notevolmente. L’iniziativa risponde alla precisa volontà di diffondere anche con l’uso delle parole la cultura del rispetto e dell’inclusione, contro i pregiudizi e le discriminazioni motivati dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere.

Alle polemiche il preside del liceo Cavour, Vincenzo Salcone, replica: “Non abbiamo fatto niente di rivoluzionario, se non applicare la Costituzione. Le generazioni che frequentano adesso le superiori sono molto avanti e vi è una grande sensibilità verso questi temi”. 

La scuola ha inoltre deciso di aderire al progetto del MIUR Noi siamo Pari” per lavorare sui temi dell’inclusione di genere. 
La vicenda ha toccato da vicino anche i parlamentari, in particolare Augusta Montaruli, appartenente al partito politico Fratelli d’Italia, secondo la quale “la scuola non dovrebbe cedere a provvedimenti ideologici che, anziché difendere l’identità di ognuno, la annientano. È necessario insegnare ai nostri ragazzi il coraggio di affermare la propria identità e non quello di nascondersi dietro un asterisco”. La parlamentare annuncia così l’intenzione di scrivere al ministro dell’Istituzione, Patrizio Bianchi, per un approfondimento sull’utilizzo dell’asterisco.

Anche il leader leghista critica la decisione di usare queste espressioni nelle comunicazioni ufficiali scolastiche, sostituendo maschile e femminile. Matteo Salvini ha infatti aperto un vero e proprio dibattito sul suo profilo Twitter, affermando: “Un conto è il rispetto, altro conto è una folle corsa verso il niente. Basta!”.

Il post ha suscitato parecchi commenti da parte degli utenti, alcuni d’accordo altri meno in merito all’iniziativa presa dal Liceo di Torino.

A difendere la proposta in questione è Sarah Disabato, consigliera regionale 5 stelle, la quale ha asserito che la scelta del Cavour andrebbe presa a modello e non demonizzata. Inoltre, la consigliera si è scagliata contro la Lega e il centro destra: “Imparino dalle giovani generazioni la cultura del rispetto e dell’inclusione”.