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Era la sua partita preferita da giocatore ed ora spera di bissare da allenatore. Magari vincendo lo scudetto nel derby della Mole. Un’ipotesi affascinante che rappresenterebbe anche una prima volta clamorosa per il calcio italiano, ma per Antonio Conte la sfida col Toro è da sempre una caccia ai primati e profuma di gioie. Per questo il tecnico bianconero non vede l’ora di sedere sulla panchina dell’Olimpico e gustarsi la sua prima stracittadina da allenatore: all’andata era ancora confinato nella tribuna dello Juventus Stadium causa squalifica per il calcioscommesse, ma domenica pomeriggio sarà lì in prima linea per quella che lui considera da sempre la “sua” partita. Perché se sei stato il capitano della Juve e vivi a Torino da quando hai sposato il bianconero, è impossibile etichettare il derby come una gara tra le tante. Anche se i granata da 18 anni non battono i bianconeri, hanno visto più serie B che A in questo periodo e attualmente sono distaccati di 41 punti in classifica. Conte conosce benissimo il sapore del derby. Ne ha giocati 14 al Delle Alpi (6 vittorie, 5 pareggi e 3 sconfitte), è l’unico di questa Juve ad aver patito sulla sua pelle il dolore di una sconfitta con i “cugini” e ha visto dal campo segnare l’ultimo gol granata nel 2002, ma soprattutto al Toro sono collegate le sue prime volte più belle. A partire dal debutto con la maglia juventina nel lontano 17 novembre 1991 (una manciata di minuti al posto di Schillaci), passando per la prima rete in serie A con la Juve (10 aprile 1993) e per arrivare all’unica doppietta segnata nella sua carriera. Sempre in quel derby di vent’anni fa, che Conte decise all’inizio ed alla fine della partita regalando il successo per 2-1 alla squadra del suo maestro Trapattoni. «Roba rara – sorride l’ex compagno di mille battaglie, Moreno Torricelli –, ma lui sentiva quelle partite più di ogni altro. Era tifoso e non solo calciatore juventino, per questo la tensione era alta. Anche se poi la trasformava in energia in campo». E dire che quei due gol rischiarono di non essere assegnati a Conte. Tra un Annoni che parlava di autogol e un Roberto Baggio che reclamava la seconda rete, il centrocampista leccese rischiò la beffa delle beffe. «Nella giornata che potevo segnarne tre – disse dopo la vittoria -, non me ne danno neppure uno. Io non sono un goleador: non negatemi questa soddisfazione». La doppietta è negli annali ed insieme al gol realizzato nel derby del 3 ottobre 1993 (prima rete nel 3-2 finale) costruisce la sua fama di ammazza-Toro, visto che i granata sono stati il suo bersaglio preferito da giocatore: 3 centri sui 29 totali in campionato, più una rete assegnata a Marchegiani in un derby di Coppa Italia che lui rivendica ancora adesso. Ci sono cento e più motivi ad animare Antonio Conte nel suo primo derby da allenatore sul campo. E non solo perché negli unici due precedenti col Toro da tecnico ha ottenuto due pareggi col Siena. Per l’uomo avviato al bis tricolore, la partita con i granata è anche una questione di cuore. A partire dalla compagna Elisabetta, che sposerà il 10 giugno ed è cresciuta in una famiglia granatissima, fino a toccare gli amici di una vita. Come Gianluca Petrachi e Giacomo Ferri, attualmente ds e team manager del Torino. In modo particolare con Petrachi, coetaneo, concittadino ed ex compagno nelle giovanili del Lecce. La mozione degli affetti contro quella della ragione. «Ma nel derby non si regala nulla», avvisa Gianluca Vialli. Soprattutto quando puoi vincere uno scudetto nella casa del Toro.