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Sabato sera all’Olimpico il nuovo Torino di Giampiero Ventura riparte dal Milan del figliol prodigo Kaká. Brutto cliente, dunque, un avversario che nella scorsa stagione rifilò due amare delusioni al collettivo granata. Soprattutto nel match di ritorno a San Siro - ricorda oggi Tuttosport - la sconfitta fu particolarmente amara perché immeritata, sigillata da un gol al 39’ della ripresa di Mario Balotelli che approfittò di una delle tante amnesie difensive che caratterizzarono il finale di campionato del collettivo venturiano . E pensare che il Torino aveva sfiorato in almeno tre occasioni il vantaggio, mostrando di sapersi muovere contro l’armata rossonera senza timidezze o peggio ancora, paure. Ma tant’è, al primo errore arrivò il castigo, come capita spesso quando si affrontano le grandi del nostro calcio. E quello fu il quarto ko consecutivo del Torino, quinto nelle ultime sei partite. Insomma era crisi, profonda, per fortuna poi superata senza grossi patemi.

IL NUOVO MODULO - Ma quella partita, aldilà di come andò a finire, segnò l’inizio di un nuovo corso 'tattico', sviluppatosi poi concretamente nel corso di quest’estate. E cioè l’abbandono, almeno temporaneo, del modulo 4-2-4 per l’adozione convinta e totale del 3-5-2. Allora, a San Siro, i tre centrali difensivi davanti al portiere Jean François Gillet furono Valerio Di Cesare (Kamil Glik era squalificato), Angelo Ogbonna e Guillermo Rodriguez, con Matteo Darmian e Salvatore Masiello a correre sulle fasce. A combattere in mezzo c’erano Matteo Brighi , Migjen Basha e Giuseppe Vives , davanti a offendere il tandem di punteros Vitor Barreto e Alessio Cerci. Un inedito per il Torino, tatticamente parlando, frutto anche dalla necessità di una classifica che cominciava a preoccupare seriamente e che consigliava un’espressione di gioco maggiormente prudente rispetto a quella di un 4-2-4 per sua natura spiccatamente offensivo.