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Incredibile, deprimente e anche vergognoso. Ieri si sono celebrati i festeggiamenti per i 120 della Fiat. Oggi negli stabilimenti di Mirafiori è partita la produzione della “500” elettrica che vedrà impegnati 1200 nuovi lavoratori. Stamattina ai torinesi è stato dato il “buongiorno” con la notizia che il prossimo Salone dell’Auto verrà allestito non più nella loro città ma a Milano.

Un evento inaccettabile anche soltanto nel suo specifico perché, da sempre, il punto di riferimento di eccellenza nel mondo della produzione industriale metalmeccanica è stato il capoluogo piemontese. Ma la riflessione si può e si deve allargare alle problematiche della stessa città e anche della regione. Torino, un poco alla volta e con cadenzata puntualità, sta perdendo tutti i suoi pezzi più importanti e necessari alla sua esistenza cosmopolita.

Un “saccheggio” iniziato anni fa e permesso dalla parte più oltranzista della Giunta 5 Stelle per il loro malinteso senso della “decrescita felice” la quale, di fatto, si sta rivelando una “demolizione tragica”. Una politica che la sindaca Appendino non vorrebbe più condividere tanto che ha annunciato le sue prossime dimissioni se anche questo ultimo atto di degrado dovesse essere compiuto.

A Torino, di questo passo, resterebbe soltanto i calcio rappresentato a livello internazionale dalla Juventus. Persino i gianduiotti vengono confezionati altrove dopo la chiusura della storica cioccolateria Pejrano. Lo stesso Salone del Libro viene sopportato come un peso da chi guarda il dito e dice che la luna non esiste perché non la può vedere. Per non parlare della grande occasione perduta con le Olimpiadi invernali delle quali la città fu madre e che ora sono andare a Milano e Cortina. Eppure anche gli attuali amministratori della città dovrebbero ricordare che proprio grazie a quei Giochi l’intera economia locale  face segnare un balzo in avanti prodigioso i cui frutti e benefici durarono nel tempo.

All’investitura ufficiale di Torino come sede olimpica fu Gianni Agnelli. Gli furono sufficienti dieci minuti per entrare e uscire dalla sede del Cio a Sion con il “passi” in tasca. Fu l’ultimo grande regalo che l’Avvocato volle fare alla sua città e ai suoi cittadini come segno di grande e incontaminabile amore. Un amore e un orgoglio che ieri John Elkann ha voluto sottolineare più volte nel corso del suo discorso celebrativo. Un amore che il cugino Andrea Agnelli, presidente della Juventus, ribadisce in ogni occasione quando c’è da parlare di Torino e della sua famiglia.

Se veramente non si tratta di parole d’amore scritte sulla sabbia allora sarebbe legittimo attendersi una forte discesa in campo sia di Elkann e sia di Agnelli per impedire l’ennesimo scippo. Il loro nonno e zio fece un dono incredibile alla sua città. Che loro, almeno, si mettano di traverso e impediscano concretamente agli sciagurati barbari di compiere l’ennesimo delitto.