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Questa piazza, intesa come la Torino pervasa dal colore granata, ha visto la più grande squadra dello sport italiano, non solo del calcio, dominare prima di essere vinta dal fato. Ha vissuto il dolore, ha visto la resurrezione sconfiggere l'oblio. Ha visto otto scudetti sul campo, cinque coppe Italia, una finale di Uefa che ancora grida vendetta, ha visto Mondonico alzare la sedia. Questa piazza ha visto Pulici e Graziani, il tricolore del '76, ha versato lacrime per Meroni e Ferrini, ha visto la Juve aver paura nei derby. E perdere, anche gli scudetti. Ha visto tutto, la Torino granata. Eppure secondo Giampiero Ventura no, non ha ancora visto tutto. Lui che in una carriera ultratrentennale ha allenato in mezza Italia, partendo dall'Albenga per arrivare fino al Bari, ne dà l'annuncio in tv chiacchierando di futuro, dopo aver perso con la Roma: 'Una volta che verrà centrato l'obiettivo salvezza, sono convinto che la società strutturerà una squadra che, sulla base della promozione in serie A e di questa stagione, sarà ancora più competitiva, di gran lunga. Con quattro o cinque ritocchi in grado di elevare ulteriormente la qualità questo gruppo farà cose che magari qui non sono abituati a vedere'. E' la sfida lanciata dal timoniere granata, il quale forse non ha ancora capito, in due anni, dove si trova. 

IL VERBO DEI PROFETI - La Torino granata è abituata a ogni cosa. E ha contestato in maniera finanche spietata addirittura chi ne ha scritto la storia. Il fatto che il Torino di adesso non sia nemmeno lontanamente paragonabile a quello che è stato non cambia la sostanza: la piazza granata non ha bisogno di profeti chiamati a diffondere il verbo calcistico. Meglio non pensare troppo in là, piuttosto. E guardare la classifica e il calendario, incamerare in fretta la salvezza, perché l'andamento non è diverso da quello degli altri Torino dell'era Cairo, quando le panchine saltavano ai primi sospiri e gli allenatori non mettevano becco nel mercato, accontentandosi di ciò che passava il convento.

IL RAMMARICO - 'Il gol di Lamela è una pura invenzione: posso dire, anche rivedendo le immagini, che questa rimediata contro la Roma è una delle sconfitte più immeritate della stagione. Ci sono state non so quante occasioni in area piccola, palloni sulla linea di porta, negli ultimi 10 minuti li abbiamo schiacciati. Mi dispiace per i giocatori, che hanno disputato 95 minuti di pura intensità, non a caso tutto lo stadio ha applaudito a fine partita. Da parte nostra c'è la consapevolezza che ci mancano quattro o cinque punti per raggiungere l'obiettivo: da qualche parte li faremo'. Il calendario recita: Firenze, derby, Milano sponda rossonera. E poi il Genoa in casa, match dai sinistri ricordi (nel 2009 fu B granata con tanto di rissa), Chievo a Verona e il Catania a domicilio. Ventura si gode la prestazione e poi davanti alle telecamere sottolinea un aspetto già chiaro a chiunque, ma che evidentemente per l'allenatore genovese è particolarmente significativo: 'Abbiamo fatto buona partita, noi siamo il Toro, che l'anno scorso era in serie B, e davanti avevamo la Roma che ha gente in squadra che si chiama Totti e via discorrendo. Se avessimo pareggiato non avremmo rubato niente. Non aver preso punti in una partita del genere dispiace'. 

LE CAREZZE - E poi c'è il capitolo Bianchi. Il quale di adrenalina ha dimostrato di averne parecchia e infatti ha firmato la decima rete stagionale, la numero 76 della sua avventura in granata. A chi gli domanda se il capitano sia una soluzione oppure un problema, considerato il contratto in scadenza, Ventura replica così: 'Un giocatore che fa così tanti gol non mi mette di certo in difficoltà, gli chiedo anzi di farne altri due o tre importanti per accelerare il processo...'. E Ogbonna, lontano dal top in una stagione, la prima vera in serie A, costellata da problema fisici? 'E’ normale, Angelo è rimasto fermo per due mesi, si è dovuto sottoporre a un intervento chirurgico. Ma vedo che sta ritrovando gli automatismi soliti e l'occhio giusto nel leggere le situazioni. Cresce di partita in partita e tra poco nessuno si porrà più il problema, perché Ogbonna sarà al cento per cento della condizione'. Oppure non si porrà più il problema perché semplicemente sarà da un’altra parte?

(Tuttosport - Edizione Locale)