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'Lerda al Toro è la notizia più bella degli ultimi anni: una grandissima sorpresa'. A tutto Lerda: ragazzo, calciatore, allenatore. Il viaggio a 360 gradi nei segreti dell'uomo al quale Cairo affida l'ultima sfida per la serie A non può che partire dal mago Vatta, il talent-scout di campioni che proprio il fossanese ha sempre indicato come il suo mentore. 'Lerda è forte, non ha paura di nessuno, saprà gestire la pressione - dice Sergio Vatta, che adesso ha 73 anni - non mi stupisce che sia diventato un allenatore e che a 42 lo abbia chiamato il Toro. E' pronto, non ha bisogno di consigli. L'appello è per la società: gli stia vicino, lo difenda. Lo lasci lavorare in pace. Lo assecondi nelle scelte. Se anche comprasse giocatori che poi scopre non essere di suo gradimento, lo segua e lo rispetti. Lerda è prima di tutto un uomo intelligente. Non cerchi di avere ragione ad ogni costo con lui, perchè lui sa tornare sui suoi passi. E' una grandissima virtù. In più ha il cuore granata. Arriva da una famiglia piemontese e granata, anche la moglie Monica è come lui. Se il Torino lo lascerà lavorare tranquillo, Lerda farà molto bene'.

La parola di Vatta è come un sigillo di garanzia e genuinità. Non per niente, fu ribattezzato il mago. Dai suoi insegnamenti, sono passati calciatori che hanno fatto la storia del Toro e non solo: Dino Baggio, Benedetti, Cravero, Francini, Fuser, Lentini, Mandorlini, Sclosa, Venturin, Vieri. Grazie a Vatta, il Toro ha costruito tra gli anni '70 ed '80 il mito del suo settore giovanile e della Primavera, che con lui ha vinto quattro scudetti, sei coppe Italia e quattro Viareggio. Vatta vede lunghissimo: quanta differenza rispetto alla miopia che ha attanagliato il club di Cairo per quattro anni. La scelta di Lerda, che con il Crotone ha sfiorato una storica qualificazione ai play off nonostante i due punti di penalità, è un segnale forte anche in questo senso.
Chi è Franco Lerda? 'Un ragazzo che è sempre stato una spanna sopra gli altri. Qualcuno all'inizio lo definiva una testa matta, ma non era vero. Era semplicemente uno che portava avanti le proprie idee. Diventava scorbutico solo quando non gli era permesso di esprimerle. Era considerato con piedi buoni, ma poco creativo: invece aveva una grande intelligenza. Non è mai stato giudicato per quello che valeva, anche fuori dal campo. Qualcuno non lo considerava alla pari dal punto di vista umano. E lui ci soffriva. Si sentiva già grande: in Primavera me ne accorsi subito. Aveva un carattere particolare e tanta personalità. Figlio della sua terra. Gente tosta. Non ci siamo mai persi di vista. Quando l'ho rivisto, l'ho trovato ancora più maturo. Ascolta gli altri perché si sente forte dentro: una cosa bellissima. Darà un'impronta, ci mette del suo, non è uno che copia idee altrui. Preparato, sa parlare, è molto chiaro, schietto. E' davvero uno da Toro, fidatevi di me. Con lui è lo schema che si adatta ai giocatori, non viceversa. Troverà un modulo che valorizzerà tutti. Dalla scuola del Filadelfia, Lerda ha capito un concetto fondamentale: il collettivo fa crescere i calciatori individualmente'.

(Leggo - Edizione Torino)