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Ciao ciao Coppa Italia. Ancora una volta il cammino del Torino in questa competizione si è interrotto a San Siro contro il Milan: è la terza volta che accade negli ultimi cinque anni. Al di là delle parole di circostanza, non era un obiettivo di primaria importanza per la società, come l’abbondante turnover voluto da Giampaolo e alcune sue bizzarre scelte a partita in corso (su tutte quella di schierare Singo come interno di centrocampo nel 3-5-2) hanno dimostrato: più importante la sfida salvezza di sabato contro lo Spezia, che il Toro sarà costretto a vincere per cercare di tirarsi fuori dalla zona retrocessione. 

Certo è che arrivare a una partita come quella contro i liguri dopo 120 minuti di fatica a San Siro non è la situazione ideale. Giampaolo a fine partita se l’è presa con il calendario, che certamente non aiuta e sui cui criteri di compilazione ci sarebbe molto da dire, ma se il Torino a metà stagione si ritrova ad arrancare nei bassifondi della classifica le responsabilità maggiori non sono di chi decide quando le partite vanno giocate: i mea culpa li devono fare prima di tutto Giampaolo, Cairo e Vagnati. 
Presidente e dt non hanno costruito una squadra adeguata all’allenatore (la scelta di puntare su un mediano dai piedi poco educati come Rincon la dice lunga in questo senso) e ora sono colpevolmente fermi nel mercato di riparazione: i giorni passano, le rivali si rinforzano (il Genoa ha preso Strootman, la Sampdoria Torregrossa, il Cagliari Nainggolan) e il Torino resta al palo. Giampaolo, dal canto suo, non è stato in grado di dare un gioco a una squadra che, secondo tutti gli addetti ai lavori, non è da penultimo posto in classifica: era stato presentato come un “maestro di calcio”, un esteta del pallone, la realtà è che il suo Torino gioca male. Molto male. Atalanta e Lecce a parte, ci si è divertiti di più con Walter Mazzarri, che sapeva ottenere i risultati.