Quando si dice lavare i panni sporchi in pubblico! Più che di panni, fra Ilary Blasi e Capitan Totti si tratta ormai di veri e propri stracci. E chi dicesse sono fatti loro si sbaglia perché sono loro a volere che siano fatti nostri. 

Da quando hanno iniziato a soffiare i venti della crisi matrimoniale è stata tutta un’alluvione social e non. Direttamente o indirettamente: lui o l’amico di lui, lei o l’amica di lei. E poi delusioni esibite, dolori offerti in pasto al pubblico, accuse di tradimenti e falsità e per tutti e due il sogno infranto del matrimonio perfetto. Il capitano ha addirittura rilasciato un’intervista da prima pagina al “Corriere della Sera” sul suo cuore spezzato, rovesciando la vulgata attuale: è lei che l’ha tradito per prima. Ma che ci si separa così? Ma che succede solo a loro? Tanto hanno fatto che sono riusciti a trasformare un dramma privato (sentimenti, famiglia, creature innocenti) in una sit com pubblica nemmeno così originale o ilare. Forse un po’ comica, loro malgrado perché ognuno si ritaglia il ruolo poco credibile dell’eterno sensibile, della madre o del padre premurosi h 24. 

E questo, in fondo, è l’aspetto meno edificante che unisce ancora Ilary e Francesco. Non litigano per ragioni caratteriali, per un matrimonio al tramonto, non ne fanno una questione di soldi e, per dirla volgarmente (ma era il titolo di un film di Truffaut) nemmeno di corna. No! La lite, anzi la “Guerra dei Totti “ verte solo sulla difesa dei loro figli. Se Francesco dichiara pubblicamente che la loro mamma lo ha tradito per prima e che negava fino all’ultimo, che lo ha lasciato solo in un momento di forte crisi esistenziale non lo fa per qualche recondito scopo processuale. Lo fa “per i suoi figli”. E siccome la tutela dei figli viene prima di tutto, dei rolex o degli immobili, Ilary dice che non dichiarerà nulla perché se no soffrirebbero i ragazzi. Peccato che faccia trapelare, tramite terzi, un messaggio quanto meno inquietante: potrebbe andare in TV dalla fida amica Toffanin e dire cose che “rovinerebbero almeno 50 famiglie”. Non è mica un minaccia, è un atto d’affetto verso i figli. Esattamente come l’intervista del coniuge, che non pare dettata da esigenze processuali e patrimoniali. E’ puro affetto per i ragazzi eternamente tirati in ballo quale nobile causa. 
Mai come in questo caso, invece, matrimonio e patrimonio fanno rima. Però, forse, pensiamo male. 

La lotta all’ultimo sangue con parcelle a molti zeri, non riguarda gli effetti, ma gli affetti. Si consuma solo per stare un’ oretta in più con Cristian, con Chanel o con Isabel.