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Nel nostro calcio è capitato spesso che i giocatori simbolo, quelli che vengono enfaticamente definiti “bandiere”, abbiano lasciato in modo traumatico i club della loro vita. Pensate ad esempio a Del Piero, che si vide dare il benservito da Agnelli durante un’assemblea degli azionisti, senza che lui ne sapesse nulla: “E’ il suo ultimo campionato…”. Oppure ricordate quanto capitò a Maldini, che lasciò il Milan in aperto contrasto con Galliani, tanto che il vice di Berlusconi non ha mai voluto saperne di un suo ritorno in società. Fuoriclasse straordinari mollati senza un briciolo di eleganza e di rispetto. Quanto sta succedendo a Totti, però, va oltre ogni precedente e va oltre ogni immaginazione.
 
Innanzitutto dobbiamo considerare che Totti per la Roma è più di quanto non sia stato Del Piero per la Juve o Maldini per il Milan, per un motivo molto semplice: i tifosi bianconeri e rossoneri hanno vinto tanto grazie ad Alex e a Paolo, ma anche ad altri fantastici campioni; i giallorossi invece, a parte brevi intermezzi, hanno avuto solo il loro meraviglioso capitano per consolarsi degli insuccessi del club. Non a caso Del Piero di scudetti ne ha conquistati sei (più due cancellati da Calciopoli), Maldini sette e Totti uno: lo scudetto del popolo romanista, ogni anno, è stato quello di godersi quel fuoriclasse in campo tutte le domeniche. Poi bisogna osservare cosa sta succedendo in queste settimane, in questi giorni, in queste ore attorno al numero dieci giallorosso: una vergogna. Anzi, chiamiamolo col suo nome: uno schifo.
 
Da sempre Pallotta dice che Totti deciderà da solo quando smettere. Poi, all’improvviso, ha cambiato idea, e ha fatto capire che invece ha deciso lui: Francesco deve mollare. Cosa c’è di diverso? L’allenatore. Tutti negano che sia così e sostengono che la scelta appartiene solo al presidente, ma la realtà è sotto gli occhi del mondo: da quando è arrivato Spalletti, Totti è diventato un indesiderato. E Pallotta sembra un pupazzo, una marionetta comandata dal suo nuovo tecnico. Il quale, non a caso, ha addirittura cacciato il capitano dal centro sportivo di Trigoria, casa sua da vent’anni, per un’intervista sgradita.
 
Al culmine di un trattamento inaccettabile, ecco la lite di Bergamo, arrivata a rovinare quella che per Totti è stata una grande giornata: buttato in campo per disperazione a un quarto d’ora dalla fine, ha segnato il gol del pareggio e ha creato un paio di giocate d’autore che potevano regalare la vittoria alla Roma. Attenzione: si tratta di un punto che potrebbe diventare fondamentale nella corsa della Roma verso il terzo posto (e sappiamo quanti soldi vale la Champions). Eppure, alla fine, arrivano quelle dichiarazioni di Spalletti, assolutamente imbarazzanti (per chi le rilascia, ovvio), tutte tese a svalutare e ridurre il peso della prestazione del capitano. Mai sentito nulla di simile da parte di un allenatore. E’ proprio uno schifo, sì.
 
A questo punto, crediamo che Totti non debba aspettare di sapere se la Roma lo confermerà o meno, quasi gli facesse un favore a offrirgli un contratto. Sia lui a mollarla, questa società meschina che non rispetta la parola, tradisce la storia e butta nell’immondizia il suo campione più grande. Annunci che se ne va, Totti. Lo faccia subito, oggi, e dica chiaramente il motivo: la Roma, questa Roma, non lo merita.

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Stefano Agresti

@steagresti