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Var o non var, questo è il dilemma. Non ho trovato di meglio che parafrasare l’Amleto di Shakespeare per tentare di fotografare la situazione che in Italia (e solo in Italia) si è venuta a creare con l’uso della tecnologia. Il caos è ormai chiaro ed evidente, gli arbitri fanno quello che vogliono quando vogliono, hanno un potere enorme che esercitano molto male e che non è giusto che abbiano.

L’arbitro può decidere le sorti di una squadra in una frazione di secondo, può essere l’ago della bilancia non solo di una partita ma di un campionato intero. Se una volta però l’errore umano era ovvio ci fosse, adesso, con l’avvento della tecnologia, non può più essere contemplato. Cosa si dovrebbe fare allora? Ci dovrebbe essere un regolamento chiaro sull’uso della tecnologia e non un “protocollo” che l’Aia ha creato più interpretabile possibile per concedersi il lusso di uscire sempre indenne da ogni decisione sbagliata ai limiti dell’assurdo.

Succede che dopo Inter-Juventus il protocollo viene “stravolto” davanti ai nostri occhi mentre il signor Rocchi ci spiega, con grande sicumera e un sorriso di sfida, che la giornata arbitrale è stata una delle migliori mai viste. Ma basta! Orsato dopo 3 anni torna a parlare dell’espulsione di Pjanic dicendo che si è sbagliato perché troppo vicino all’azione (siamo tutti scemi con l’anello al naso signor Orsato), Calvarese torna su Juventus-Inter dell’anno scorso spiegandoci candidamente che Cuadrado è un giocatore “difficile da arbitrare” senza però ricordarsi che il Var, in quell’occasione, poteva intervenire e si è guardato bene dal farlo. In tutto questo i tifosi fanno da spettatori indignati davanti a cotanta prosopopea inappropriata.
L’Inter ha fatto ancora una volta giurisprudenza; dopo aver capito di essere in torto a Roma contro la Lazio perché è l’arbitro che deve fermare il gioco con l’uomo a terra, ora capiamo che se l’arbitro vede il contatto e fa cenno di continuare il Var, nonostante il nero su bianco scritto sul protocollo, può comunque intervenire. Dopo la partita contro la Lazio pensavo di aver visto tutto e, come al solito, mi sbagliavo.

A fine partita i soloni con la penna si sono alzati subito per condannare l’ingenuità dell’Inter. Che stupidi i nerazzurri a pensare che i giocatori della Lazio avrebbero buttato fuori la palla dato che in serie A non lo fa mai nessuno vero? Ma che ipocrisia, che fastidio immenso. Ma la cosa peggiore è stata un’altra: ammesso e non concesso che sia giusto il comportamento della Lazio, ma come puoi dopo aver sostenuto questa tesi criticare Inzaghi dandogli dell’antisportivo perché dichiara che da quel momento in poi anche la sua squadra si adeguerà alla situazione? Ma allora è proprio malafede!

L’anno scorso Cuadrado tirò un calcio a Perisic al 90’ sul 2-2 e Calvarese fischiò rigore prendendo un abbaglio clamoroso. Errore marchiano che penalizzò Napoli e Milan in quel momento in corsa con la Juve per raggiungere un quarto posto che valeva una trentina circa di milioni. Ma il Var era spento? Perché non è intervenuto? Perché nessuno ha richiamato prontamente all’ordine Calvarese come hanno fatto ieri con Mariani? Ha ragione Gasperini, questi arbitri sono un problema grosso, perché se la cantano e se la suonano, si fanno le regole al loro interno e a loro piacimento. A fine partita fanno la borsa e tornano a casa, non ci mettono mai la faccia, non spiegano mai una loro decisione salvo poi parlarne dopo il ritiro perché collaboratori di una tv. Ora è il momento di dire basta, è il momento di rendere queste figure meno potenti. Siamo arrivati ad un punto in cui la classe arbitrale è diventata onnipotente, che rivolta e stravolge i protocolli dalla stessa ideata quando le fa comodo e che ti ride in faccia quando manifesti dei dubbi o chiedi spiegazioni. E’ ora di finirla, è ora che il calcio sia più trasparente e che l’Aia decida di prendersi le sue responsabilità senza scappare e nascondersi continuamente.