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L’amaro in bocca c’è ancora, eccome se c’è. Dopo 4 anni l’Inter lascia la stracittadina al Milan, che vince in casa dei nerazzurri addirittura dopo dieci anni. Doveva capitare prima o poi ed è capitato nel momento più logico, nel momento in cui la maggior parte della gente se lo aspettava. Lo abbiamo detto, il Milan arrivava a questo derby da favorito. Sulla carta l’Inter è più forte ma mai come in questa occasione la partita andava contestualizzata, mai come questa volta negli ultimi anni i rossoneri avevano la possibilità di piegare i nerazzurri. Così è stato, la logica ha prevalso sulla forza.

Il Milan, pur non essendo la squadra da sogno che i suoi tifosi vorrebbero, in questo momento è molto solido, quadrato e con l’entusiasmo dovuto all’autostima che gli ultimi 20 risultati utili consecutivi (e Ibra) gli hanno portato. L’Inter dal canto suo ha avuto un calendario non semplice e, complici le defezioni dovute al Covid e alle squalifiche (senza contare i sudamericani tornati dalle nazionali), ha dovuto concedere troppo al caso. Conte non lo fa mai, ma questa volta si è dovuto arrendere davanti ad un destino baro che sorrideva beffardo ancor prima del fischio iniziale di Mariani.
Da tifoso interista io non sono preoccupato dopo questo derby perso, troppe le problematiche che lo staff tecnico ha dovuto fronteggiare nella preparazione di questi importantissimi 90 minuti. Troppo difficile e ingiusto scagliarsi contro allenatore e giocatori nonostante la sconfitta bruci ancora molto. Fa riflettere però il fatto che la squadra si comporti in maniera molto diversa rispetto ai progressi visti lo scorso anno. La tattica esasperata e la vocazione a cercare la perfezione (forse anche in maniera spesso maniacale) ha lasciato il posto ad un’impostazione tattica zemaniana che ha come motore la ricerca continua della conclusione in porta, un “credo” che porta inevitabilmente a scarificare qualcosa in fase difensiva dove, puntualmente in questo inizio di stagione, siamo stati colpiti.

Fiorentina, Benevento, Lazio e Milan hanno ripetutamente infilato Handanovic a cui purtroppo i “cleen sheet” sembrano un lontano ricordo. Subendo così tanto, si sa, non si vince nulla. Conte starà sicuramente pensando ad una medicina per curare il “malanno” della difesa dell’Inter. Lui è troppo esperto e preciso per non sapere che subire troppo porta a quell’insicurezza di squadra che toglie il divertimento dalla testa dei giocatori e l’energia dalle loro gambe. Il recupero di Bastoni, che risparmierà a Kolarov i recenti imbarazzi difensivi, sarà un’arma in più per il tecnico leccese, così come il ritorno in campo di Sensi dopo la “ridicola” espulsione contro la Lazio. Ma poi sarà il turno dei rientri di Skriniar, di Nainggolan, di Gagliardini e soprattutto di Young, molto più utile e determinante di Perisic su quella maledetta fascia sinistra. Perisic è un equivoco tattico pesante. Conte l’anno scorso lo aveva bocciato ma se lo è ritrovato abile e arruolato in questa stagione. Su quella fascia nel 3-5-2 il croato non decolla, non sa difendere e il problema è che, ad oggi, non sembra nemmeno volerlo fare. Da quella parte senza Young siamo deboli, troppo fragili e fino a gennaio purtroppo non ci sarà rimedio. Tocca a Conte rivitalizzare Perisic, che comunque è un campione d’Europa in carica, e dare un equilibrio ad una squadra che ora sembra averlo perso.