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Caro Leo Turrini, un tempo ce lo chiedevamo per mera formalità e adesso invece la domanda ha un altro significato: come stai?
“Come tutti, perché tutti siamo prigionieri di un incubo. Ti ricordi Totò e la sua poesia sulla livella? È cambiato il mondo ed è cambiato per sempre. Io ho una figlia e un fratello medici di ospedale, in prima linea ogni giorno. Sono i miei campioni, i miei eroi, la mia Federica Pellegrini e il mio Cristiano Ronaldo. Faccio il tifo per loro e per chiunque sia in difficoltà. Il mio migliore amico è finito in terapia intensiva per il virus, forse ce la farà. Tutti stiamo vivendo storie così. Non molliamo e vogliamoci bene. Pensa che voglio bene persino agli idioti del web che da anonimi scrivono stronzate su qualunque argomento calcistico. Dobbiamo salvarci tutti insieme, dai”.

So che è difficile, ma ti va di parlare d’altro? Da dove partiresti?
“Ok, proviamoci. Fammi citare Andrea Agnelli. È il presidente della Juventus e notoriamente io sono interista. Eppure, sapevo che Andrea non mi avrebbe deluso”.

Cosa intendi?
“La Juve è stata la prima società in Italia a trovare un accordo con i giocatori per bloccare gli stipendi. È un segnale importante, se pensi che c’era ancora in circolazione gente che farneticava di ripresa degli allenamenti, di attività da programmare, eccetera. So che è un dispiacere per tutti non avere più partite, scudetti, Champions. Anzi, la sparizione dello sport è il simbolo ennesimo di una realtà che mai avremmo osato immaginare. Ma meno male che ci sono persone come Andrea Agnelli, nel calcio, che sanno mettere in fila le priorità. Non mi sorprende che il presidente della Juve sia buon amico di Steven Zhang, il numero uno dell’Inter. Quando gli idioti on line comprenderanno il senso di questa relazione, eh, sarà sempre troppo tardi”.

Pensi che la serie A riprenderà?
“Me lo auguro ma non credo. Ormai sappiamo già che le restrizioni dureranno almeno per tutto aprile. E già questa è una ipotesi figlia dell’ottimismo”.

Cosa bisognerebbe fare?
“Niente, bisogna ascoltare gli scienziati e basta. Del resto cosa credi, che i tanti calciatori stranieri della nostra serie A tornerebbero in Italia perché la Lega vara un calendario di partite a porte chiuse? Non esiste, non esiste proprio”.

Assegneresti lo scudetto sulla base della classifica attuale?
“Si può anche fare ma l’Andrea Agnelli che conosco io non ne sarebbe entusiasta. Ci vedevamo quando lui si occupava degli sponsor della Ferrari, Andrea lavorava per la Philip Morris. Naturalmente io e lui abbiamo idee diverse sulla storia della Juve e della mia Inter, ma questo non importa”.
Secondo te il Calcio inteso come sistema sopravviverà a questo tsunami?
“Sì ma cambierà tutto. Pensa solo all’aspetto psicologico. Quando saremo liberi dall’incubo, ritroveremo la voglia di andare allo stadio assieme? O anche solo di radunarci al bar per la diretta Sky o DAZN? Guarda che ci sono aspetti sociali di incredibile portata. In Italia e nel mondo. Sul pianeta calcio alcuni ancora non lo hanno capito, ma si incaricherà la realtà di riportarli sulla terra”.

E intanto è slittata anche l’Olimpiade di Tokyo.
“Un grande dolore. Lo hanno scritto tutti e allora possiamo ripeterlo anche qui. I Giochi si erano fermati solo per le guerre mondiali. Questo dà l’idea di cosa stiamo vivendo”.

L’Apocalisse.
“Io ho raccontato quattordici edizioni della Olimpiade, tra estive e invernali. Quattordici! Sono sempre stato d’accordo, bada bene, con chi lamentava il gigantismo dell’evento, la prevaricazione del business, l’ingordigia degli sponsor, la nefandezza del doping. Però…”

Però?
“L’Olimpiade era anche la festa della meglio gioventù del pianeta. Io dicevo sempre ai miei colleghi disfattisti: scusate, è tutto giusto, il contorno fa schifo, ma ogni quattro anni ragazze e ragazzi di ogni continente sognano di essere qui, se non per vincere almeno per partecipare. Io ai Giochi ho visto Kobe Bryant e l’adolescente afgana che disputava i cento metri arrivando venti secondi dopo la prima in batteria. Capisci cosa intendo? Capisci perché è così grave il rinvio di Tokyo 2020? Perché è la certificazione di un dolore infinito, che non risparmia nessuno di noi. E non è questione di medaglie o di diritti televisivi. Posso aggiungere una cosa?”

L’ultima, se no diventi logorroico.
“Io penso a mia figlia e a mio fratello in trincea all’ospedale e poi dico a me stesso: Cristo, tornerò a star bene e tutti torneremo a stare bene solo quando mi preoccuperò per le sconfitte della mia Inter e della mia Ferrari!”

di Daniela Bertoni