62
Caro Leo Turrini, scusa se insisto: lì a Tokyo di ori italiani manco l’ombra...
“Mai dire banzai. Intanto ho scoperto che in città tutte le strisce pedonali sono finte, cioè non dipinte ma stampate per terra. E ti informo che, appunto causa assenza di medaglie d’oro, il presidente del CONI Malagò è l’unico che a Casa Italia può sfogarsi fumando il sigaro, sia pure su un terrazzo”.

Cominciamo bene.
“Beh, riconosco che oggi una delusione forte è venuta da Ganna nella cronometro dei ciclisti, una roba tipo la Juve contro il Porto in Champions. E anche da Simona Quadarella nei 1500 stile libero, anche se in quella gara l’americana Ledecky era inavvicinabile”.

Insomma, il piatto piange.
“C’è anche una componente di sfortuna. Senza la mononucleosi, domani Paltrinieri sarebbe stato da podio sugli 800. Così, ne dubito”.

Scusa, ma temo avesse ragione il tuo amico Velasco quando parlava di cultura degli alibi.
“Invece io rispondo che bisogna avere rispetto per i nostri campioni. Hai presente la storia di Irma Testa?”

È la ragazza della boxe che ha già conquistato una storica medaglia lì a Tokyo.
“Lei. Lo sai che era andata in depressione per gli insulti che riceveva sui social dopo le rare sconfitte sul ring? Ti pare normale il delirio dei leoni da tastiera, ovviamente sempre ben protetti dall’anonimato? E tutte le cattiverie su Aldo Montano, che è più vicino ai cinquanta che ai trenta ma ha portato gli sciabolatori all’argento? E il trattamento riservato a Benedetta Pilato, una adolescente che di Olimpiadi ne disputerà almeno altre 4, solo perché ha fallito una qualificazione?”.

È il brutto del web.
“Sì, purtroppo. Ci vorrebbero sempre il nome e cognome, quando si sputano infamie. È un fatto di civiltà. Ma ti dicevo di Irma. L’ho conosciuta a Rio grazie ad un magnifico collega di Avvenire, Alberto Caprotti. La sua è una storia fantastica, una adolescente del Sud che sceglie i guantoni e si impone a livello internazionale. Adesso deve fare a botte con una filippina che magari è parente del mitico Pacquiao. Ma non importa, sul podio Irma c’è già e anche a lei dobbiamo la dimostrazione che in Italia nello sport la differenza di genere, non da oggi, conta sempre meno. Magari valesse per l’intera società”.

Quanto ti sorprende il ritiro da Tokyo di Simone Biles, forse la più forte ginnasta di tutti i tempi? All’improvviso si fa un gran parlare dello sport che si fa ossessione.
“Non è un tema nuovo, infatti tutti citano Open, il libro di Agassi. Forse non abbiamo tenuto abbastanza conto di cosa abbiano rappresentato, per qualunque atleta olimpico, il rinvio dei Giochi, la pandemia, l’incertezza, la vita in una bolla. Anche i campioni e le campionesse sono esseri in carne e ossa. È dura per me, figurati per chi in un contesto così deve disputare la gara della vita...”.

di Daniela Bertoni