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Caro Leo Turrini, immagino che il nostro punto di partenza sia obbligato.
“Eh, questa ossessione da virus sta segnando la vita di ognuno di noi in un modo inimmaginabile, senza precedenti per la nostra generazione. Fammi dire che ho una figlia e un fratello in prima linea, medici in ospedale. Spero che presto si possa dedicare a loro e a tutte le persone che operano nella sanità una frase di Winston Churchill, che non era un mediano del Manchester City. La frase era questa: mai così tanti dovettero così tanto a così pochi”.

Il coronavirus sta colpendo anche il nostro piccolo mondo, lo sport.
“Ovviamente era ed è inevitabile. Non sono un virologo, anche se in questo curioso Paese, come sempre, tutti diventano esperti. Da bar, aggiungo io. Invece sarebbe bene fidarsi di chi ha le competenze”.

Anche in merito alle partite a porte chiuse.
“Appunto. Non c’è scudetto che valga una epidemia! Dopo di che, come tutti, io mi auguro che Juve-Inter si giochi, serenamente, in uno stadio pieno di colori e di rumori. Ma ci tengo a scomodare Vittorio Gassman e Salvo Randone...”

Cosa c’entrano i due grandi attori del Novecento?
“Le prove del loro Otello, senza spettatori, le raccontano ancora come qualcosa di fenomenale. Voglio dire questo: Cristiano Ronaldo e Lukaku darebbero spettacolo anche se chiamati ad esibirsi nel deserto. Il campione resta tale anche se, per causa di forza maggiore, gli togli il contesto. Poi speriamo che il contesto ci sia, ci mancherebbe. Ma stiamo tutti calmi, a me più degli stadi vuoti preoccupano le fabbriche che si fermano e gli hotel senza clienti”.

Intanto la Juve a Lione ha perso.
“Ma passerà tranquillamente il turno”.

Sicuro?
“C’è troppa differenza di valori tecnici, a favore dei bianconeri”.

E allora perché in Francia sono andati sotto?
“Dirò una cosa impopolare: perché la Champions a Torino e tra tutti gli juventini è ormai una ossessione paralizzante. Non pensano ad altro e non va bene, si crea un corto circuito emotivo per cui appena varchi il confine di Chiasso un moscerino diventa un elefante”.
Qui la buttiamo in psicanalisi.
“Senti, io ho avuto la fortuna di raccontare la carriera di Alberto Tomba. Ogni anno doveva vincere la Coppa del Mondo di sci alpino e non la vinceva mai. Un giorno a settembre del 1994 mi disse: basta, non ci penso più alla Coppa, chi se ne frega, non posso vivere e sciare con questa scimmia sulla spalla. Puntualmente, a marzo del 1995 la Coppa era sua”.

Sarri che imita Tomba non ce lo vedo.
“Sarri ha sbagliato a dire che in Italia la Juve di Lione avrebbe goduto di due rigori. Quella frase è un boomerang, al netto della sostanza delle cose se la poteva risparmiare, così torniamo al confine, al moscerino e all’elefante. Ma passerà il turno, stai tranquilla”.

E con l’Inter, con pubblico o senza, chi parte favorito, tra Sarri e Conte?
“Io alle conseguenze nefaste dell’Europa non ci credo. Quello di Lione era solo il primo tempo”.

Non mi hai risposto: ho chiesto chi è il favorito tra Sarri e Conte.
“Simone Inzaghi, nel senso che per la Lazio si sta mettendo tutto benissimo. Seriamente: che l’Inter a marzo potesse giocare una sfida scudetto con la Signora era impensabile, la scorsa estate. Vai a vedere il distacco in punti tra Allegri e Spalletti e poi ne riparliamo. Quindi trovo ridicolo immaginare che una eventuale sconfitta segni il fallimento di Conte. Via, queste sono scempiaggini, figlie del fatto che l’ex Ct sta sulle scatole a un sacco di gente, essendo un uomo indipendente”.

Stai allungando il brodo. Fuori il pronostico.
“Sessanta per cento Juve, trenta per cento pareggio, dieci per cento Inter. Vedi, è un po’ come nella mia Formula Uno: la Mercedes ha l’abitudine a vincere quando conta, la Ferrari quella abitudine deve riconquistarla dopo anni di digiuno e non è semplice”.

A proposito: come stanno andando i test di Barcellona?
“Come il tenero Giacomo della Settimana Enigmistica ti rimando all’ultima pagina: parliamone dopo il primo Gran Premio di Melbourne, i test sono sempre un ballo in maschera...”


di Daniela Bertoni