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Caro Leo Turrini, questa settimana da dove partiamo?
“Dal Nottingham Forest”.

Forse ho capito male.
“Hai capito benissimo. Il Nottingham Forest ha vinto due Coppe dei Campioni quando io ero ragazzo e furono imprese al limite dell’assurdo. Con l’Atalanta di Gasp, ormai lì stiamo”.

Al trionfo dell’impossibile.
“E questo, banalmente, è il sale della vita, è il bello dello sport e non solo. Dopo il 4-1 al Valencia, i bergamaschi sono a un passo dai quarti di Champions. Questo mi fa venire in mente un taxista di Melbourne”.

Prego?
“Sì, nel 1997 stavo in Australia per la Formula Uno e l’autista del mio taxi raccontò di essere il cugino di Clough, il Gasperini del mitico Nottingham. Magari era un mitomane un po’ bevuto, però questo cugino in stile Elio e le Storie Tese diceva che in Inghilterra il bello del calcio era finito con il Nottingham, perché dopo erano sempre stati i soldi a determinare le classifiche. Ovviamente è vero, ma questa Atalanta potrebbe essere l’antidoto. Tra l’altro tieni presente che se nei quarti Ilicic e compagni beccano il Lipsia, eh, hanno già un piede in semifinale”.

Dove tutti aspettano la Juve di Sarri.
“Ci arriva, ci arriva. La stagione di Sarri comincia adesso, finora ha fatto solo riscaldamento”.

Ma dai.
“Dico sul serio. Agnelli ha cambiato Allegri perché a torto o ragione si era convinto che con lo stile di Max la Coppa con le orecchie non l’avrebbe mai sollevata. Quindi Sarri, che pure in Serie A è primo in classifica, verrà giudicato sulla base del rendimento europeo. Fin qui ci siamo sorbiti la schiuma, dal Lione in poi sentiremo la birra”.

Secondo te è più semplice gestire Higuain-Dybala-CR7 o i tuoi amici Leclerc e Vettel in Ferrari?
“Mattia Binotto, il capo delle Rosse, è più empatico  di Sarri e non ci vuole molto, però anche Binotto gronda bonomìa da tutti gli artigli. Probabilmente i tre della Juve insieme dal primo minuto non possono giocare, così come Seb e Carletto insieme il mondiale non lo possono vincere, in F1 alla fine della fiera il compagno di squadra è il primo avversario. Ma, per stare alle corse, il problema in realtà non si pone: vincerà ancora la Mercedes, vedrai”.
Toglimi una curiosità: ma gli Agnelli/Elkann sono più legati alla Juve o alla Ferrari?
Emotivamente alla Vecchia Signora ed è pure ovvio, se ripensi alla giovinezza di Gianni e di Umberto. Solo che con la Juve ci rimettono, basta guardare il bilancio e il debito. Con la Rossa invece ci guadagnano, basta andare a vedere l’ultimo dividendo che verrà distribuito agli azionisti del Cavallino. Ma trattandosi di una famiglia che tiene dalla stessa parte il cuore e il portafoglio, tutto si aggiusta”.

Pensi che Guardiola arriverà a Torino, dopo i casini del City?
“Eh, forse la risposta la conoscono dalle parti di Maranello!”

Tu sei proprio fissato con la Rossa.
“Aspetta: nel pittoresco mondo del calcio mercato pochi lo sanno, eppure nel Board del City ci sta un signore, amico mio, che è italianissimo e che si chiama Alberto Galassi”.

E chi sarebbe costui?
“È il genero di Piero Ferrari, il figlio del Drake, il socio forte degli Agnelli Elkann nella azienda di Maranello. Fategli una telefonata, magari sa qualcosa anche sul futuro di Haaland, uno che si è presentato alla maniera di Verstappen in F1”.

Tu devi avergliela già fatta, la telefonata.
“Ma abbiamo parlato solo di Vettel e Leclerc”.

Bugiardo. E delle prime critiche al tuo Conte interista non dici nulla?
“Non so come andrà l’eurosfida con i viandanti bulgari, ma ti assicuro che Conte lo criticano solo gli juventini, perché ne hanno paura. Mica è colpa di Antonio, se Padelli in uscita non ha l’occhio di falco di Dorothea Wierer, la nostra Divina del Biathlon...”.

di Daniela Bertoni