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Caro Leo Turrini, mi sa che oggi ci tocca parlare di famiglie.
“Non dirmi che la mia Inter ha comprato il fratello di Lukaku”.

No e nemmeno il cuginetto di Lautaro, stai tranquillo. Invece la Ferrari...
“...ha messo sotto contratto Arturo Leclerc, il fratellino di Carletto”.

Esatto. Cosa significa questa mossa?
“Anzi tutto significa che non me ne va bene una, nel senso che io aspettavo sì un Arturo, ma era Vidal in nerazzurro. Quanto a Leclerc junior vestito di Rosso, la cosa va valutata su due livelli distinti”.

Primo livello.
“Leclerc 2 nemmeno ha vent’anni. È un classe 2000 e di lui nell’ambiente si sente parlare molto bene. Ha vinto qualcosa a livello minore e se buon sangue non mente bla bla bla. Quindi la Ferrari ha fatto benissimo ad inserirlo nei ranghi della sua Accademia, che ha il compito di svezzare aspiranti drivers. Tieni presente che da questa scuola di Maranello è uscito The Big Brother, cioè Carletto. E senza la tragedia di Suzuka 2014 un altro allievo della Accademia, il povero Jules Bianchi, oggi sarebbe sulla Rossa”.

Insomma, la scuola funziona.
“Sì, la sta frequentando anche Mick Schumacher, l’erede del Campionissimo. In questi intrecci tra sangue e passione si colgono i sintomi di una passione, perché l’automobilismo è passione, almeno per chi lo ama”.

E il secondo livello?
“Ah, qui andiamo sulla politica, che come nel calcio anche in Formula Uno ha il suo peso. È chiaro che The Big Brother, cioè Charles, a Maranello conta sempre di più. Gli hanno appena allungato il contratto fino al 2024, ha come procuratore Nicolas Todt, il rampollo del potentissimo Jean, il presidente della Fia già gran capo della Ferrari dei trionfi. E gli mettono in casa anche il fratellino. Sono affari di famiglia. Solo che...”

Solo che?
“Citofonare Vettel e chiedere se per caso non gli stia venendo il dubbio di essere, lui, invece figlio di un Dio minore”.

Ma dai...
“Tutto si tiene! Seb ha il contratto in scadenza, meglio non pensare che la canzone di Domenico Modugno, il vecchietto dove lo metto, sia stata scritta pensando al tedesco. Che di sicuro venderà cara la pelle, in pista. Vettel non ce lo vedo nei panni di Politano e Spinazzola, ecco”.

Cosa c’entrano Politano e Spinazzola?
“Mi fa impazzire la loro storia. Chiusi in albergo come ostaggi! Il calcio post moderno davvero è una soap opera, occuparsi oggi di mercato deve essere un divertimento folle, mica come ai miei tempi. Comunque, scusa la divagazione, volevo dire che Vettel non sarà ostaggio dei fratelli Leclerc. Si difenderà con le unghie e con i denti”.

Tanto poi vince Hamilton.
“La Mercedes è come la Juve in serie A. Quando credi di averla presa, puf, scappa in avanti. Ma forse stavolta dipende dalla prova del budino”.

Il budino?
“Fammi assaggiare quella di Marotta e di Ausilio a fine mese”.

Cosa ti aspetti?
“Tanto, a parte la liberazione dalle camere di albergo di Spinazzola e Politano per ragioni umanitarie”.

A proposito di umanità: Dino Meneghin compie 70 anni.
“Fai bene ad evocarlo. Noi rimba abbiamo un debito di gratitudine nei confronti di Super Dino, così come ce l’abbiamo, il debito, nei confronti di Gigi Riva o di Felice Gimondi. Non voglio fare paragoni con i campioni di oggi, mi renderei persino più patetico di quanto già non sia. Ma ti assicuro che gli idoli di una volta ti trasmettevano un senso, come dire, di affidabilità. Tu vedevi Dino o Gigi o Felice e pensavi: al di là dei successi o dei guadagni, non mi dispiacerebbe se mio figlio somigliasse a loro. Era una questione di decoro, se mi passi il termine. Del resto Vasco Rossi l’ha pure messo in musica, il concetto: ‘però la dignità, dove l’avete persa?’”.

E meno male che dovevamo parlare di Leclerc junior e del mercato dell’Inter.
“È colpa mia, cioè del dottor Divago. A proposito, vai a vedere l’ultimo film di Clint Eastwood, ‘Richard Jewell’. Vai a vederlo e fatti venire in mente Marco Pantani. Avrebbe cinquant’anni, il Pirata. Come dice un noto intellettuale, l’Uomo Ragno, da un grande potere derivano grandi responsabilità. Talvolta, compreso me medesimo, ce ne siamo dimenticati. Come nel caso, tragico, di Marco...”.

di Daniela Bertoni