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Caro Leo Turrini, stavolta da dove cominciamo?
“Da Woody Allen”.

Addirittura.
“Beh, Gesù è morto, Marx è morto e neppure io e la mia Inter ci sentiamo troppo bene”.

Tutto per l’1-1 di Lecce?
“Trattasi di pericoloso virus, detto pareggite. Quattro X nelle ultime sei di campionato. Troppe, temo”.

Ma in Puglia non aveva vinto manco la Juve.
“Se è per questo anche a Firenze la Signora ha pareggiato a suo tempo, come la Beneamata. Di fatto, su 20 partite il cammino è praticamente identico, ovviamente con la sola eccezione dello scontro diretto, ahimè vinto meritatamente dai bianconeri”.

E quello fa la differenza.
“Più o meno, sebbene io credo ci sia ancora un gap a livello, come dire, ambientale. Gli interisti hanno la tendenza a trasformare un moscerino in un elefante. Siamo fatti così. A Marotta e Conte il compito di cambiare, se non la genetica, almeno la mentalità”.

Ci stanno provando comprando giocatori.
“Bravi, erano e sono operazioni necessarie. Del resto siamo in pieno Capodanno cinese e Suning sta facendo i botti. Ma tiene presente che per il calendario cinese questo è l’anno del Topo”.

Non capisco.
“Il topo sarà anche cinese ma io vedo in circolazione un gattone portoghese, CR7”.

Andiamo verso un finale già scritto?
“Scudetto Juve all’ottantacinque per cento. Il resto se lo spartiscono Inter e Lazio”.

Magari domenica il Napoli rimescola un po’ le carte.
“Se non fosse che non c’è niente da ridere, il campionato del Napoli meriterebbe un titolo alla Dario Fo. Mistero buffo”.
Hai una spiegazione?
“No, perché da fuori ho l’impressione di un suicidio collettivo. I ritiri, le multe, le cause, Ancelotti che da più di un mese sta in Premier e magari con la testa ci stava pure prima, eccetera eccetera. Una storia strana, un po’ farsa alla Peppino De Filippo e un po’ dramma alla Eduardo De Filippo. Boh”.

Come immagini sarà accolto Sarri al San Paolo?
“Spero con una civilissima indifferenza. Sai, fa parte della natura umana nascere incendiari e diventare pompieri. Sarri è un signor allenatore, è un professionista e ha il diritto di scegliersi il datore di lavoro che preferisce. Tutto lì”.

Quindi nessuno ha tradito nessuno.
“A me questa leggenda sui tradimenti nello sport lascia sempre un po’ perplesso. Capisco l’attaccamento ai simboli, le bandiere, bla bla. Ma visto che è stato appena celebrato il settantesimo anniversario della sua nascita, fammi aggiungere che un mito come Gilles Villeneuve, se il destino non lo avesse fermato per sempre a Zolder nel 1982, beh, lui, che era l’idolo di milioni di ferraristi nel 1983 avrebbe cambiato team. E non ci sarebbe stato nulla di male”.

Come ti spieghi che, almeno per chi ha una certa età!, quel canadese rimanga un mito, pur avendo vinto appena una manciata di Gran Premi?
“Eh, Villeneuve porto’ l’immaginazione al potere, nell’Italia terribile degli anni di piombo fu come un raggio di luce. Era l’innocenza al servizio della fantasia. La sai quella del sedile?”

Racconta.
“Allora, a fine estate del 1977 Sarri, pardon Lauda!, tradisce la Ferrari e scappa alla Brabham. Il Vecchio di Maranello, prendendosi del rimbambito da tutti, lo sostituisce con lo sconosciuto Villeneuve. Gilles arriva a Fiorano, gli prendono le misure dell’abitacolo e siccome deve correre un Gp subito, proprio in Canada, Ferrari gli dice: ragazzo, piglia il sedile e spediscilo con i bagagli sull’aereo. Ma lui aveva una paura fottuta che andasse perso e pretese di portarselo, il sedile, in cabina. Il comandante dell’Alitalia credeva di avere a che fare con un pazzo e non voleva prenderlo a bordo. Andò a finire che Enzo Ferrari dovette telefonare al ministro dei trasporti per ottenere una deroga”.

I grandi amori talvolta nascono in modo bizzarro.
“Ah, Gilles ha vinto poco ma era unico. Un giorno arriva al casello di Modena Nord a bordo di una Ferrari. Non esisteva Telepass, non si pagava ancora con le tessere, dovevi consegnare lo scontrino e sborsare i contanti. Bene, il casellante controlla il biglietto e scopre che l’autista ha percorso la distanza Ventimiglia/Modena Nord in due ore e dodici minuti. Due ore e dodici minuti! Crede ci sia un errore e rivolto all’automobilista esclama: scusi, ma lei vorrebbe farmi credere di essere Niki Lauda? Il finestrino si abbassa e il tizio risponde: in effetti sono meglio di lui, sono Gilles Villeneuve! A sera tutta Modena conosceva l’episodio, quando non c’era Internet funzionava il passaparola e ti assicuro che c’erano meno odiatori da tastiera circolazione”.

A proposito di odiatori: cosa pensi del putiferio web che ha accompagnato L’esternazione di Sinisa sulle elezioni nella tua Emilia?
“Penso che quando la politica si riduce a tifo becero abbiamo già perso tutti. Ivan Zaytsev e Julio Velasco, simboli della pallavolo, hanno appoggiato pubblicamente la sinistra, Sinisa sta con la destra. Non mi scandalizzo, non mi indigno. In America un Lebron James si schiera contro Trump. Ovunque è normale che gli sportivi, come tutti, possano avere ed esprimere simpatie politiche”.

Allora forse l’Italia non è un paese normale.
“Bingo”.

di Daniela Bertoni