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Tutte le maglie dell'Inter, l'incredibile storia di Francesco Ippolito: 'Iniziata con un bomber, Zenga mi ha tolto il sonno coi suoi disegni'

Tutte le maglie dell'Inter, l'incredibile storia di Francesco Ippolito: 'Iniziata con un bomber, Zenga mi ha tolto il sonno coi suoi disegni'

  • Pasquale Guarro
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Due fili di lana incrociati, un gomitolo nero e l'altro azzurro. Poi il paziente lavoro di un sarto a dare forma a una maglia che sarebbe divenuta riconoscibile in ogni angolo di mondo. Quella dell'Inter. Centinaia le casacche realizzate da quel lontano 9 marzo del 1908, alcune indimenticabili, altre addirittura iconiche. Perché per un club storico, la maglia non è un indumento, ma una seconda pelle. Un tratto distintivo, un vessillo da onorare che si staglia oltre ogni campione. I calciatori vanno e vengono, ma l'Inter resta. E restano le sue maglie, tutte. Quella di lana, quella bianca del portiere, quella di lanetta e di cotone poi. Quelle che hanno vestito, Meazza, Facchetti, Picchi, Mazzola e Zanetti. Quella del Prater di Vienna, di San Siro e di Madrid. 

Sapreste contarle? Sapreste dire quante maglie ha indossato l'Inter dal 1908 al 2023? Sfidiamo anche i collezionisti e gli appassionati, forse nessuno, o pochissimi, sarebbero in grado di rispondere con precisione alla domanda. E allora ci hanno pensato l'Inter e Francesco Ippolito a ridisegnare (nel vero senso della parola) 115 anni di storia del club e delle sue maglie. Da ieri, infatti, è in vendita presso lo Store di San Babila il libro (disponibile anche sullo Store online dell'Inter, presso il San Siro Store, sull'Inter Official Marketplace | eBay Stores, nelle librerie e nei punti vendita Giunti Editore). "Le maglie dell'Inter", un'opera che ripercorre la storia di tutte le casacche che hanno rappresentato i nerazzurri. 

Un lavoro di minuziosa ricerca, durata almeno una decina di anni. Tra web e biblioteche, passando dall'archivio, immenso, di viale della Liberazione. Calciomercato.com ne ha parlato con Francesco Ippolito, ingegnere foggiano da cui è partita la meravigliosa intuizione. 



"Sono interista e lo sono per merito di mio nonno Achille, che mi regalò una maglietta di Vieri. Ero un bambino, la custodivo gelosamente e ogni anno non desideravo altro che la nuova maglia della mia squadra. Me la regalavano i miei genitori, una per ogni stagione, due se proprio ero fortunato. Poi sono aumentate quando ho potuto amministrare le mie finanze e ho iniziato a collezionarne tante". 

Una passione che si è trasformata in un libro… 
"Dopo anni e anni di ricerche, non sempre semplici. Mi sono aiutato con il web ma anche con vecchi ritagli di giornali dell'epoca, che ho reperito presso la biblioteca di Foggia e non solo. Andavo alla ricerca dei tabellini perché le foto antiche sono tutte in bianco e nero, mentre nei tabellini di un tempo veniva anche indicato con quale colore di maglia le squadre scendessero in campo. E così ho scoperto che già negli anni '40 l'Inter aveva avuto una maglia arancione, che dalle foto non avevo potuto notare. Ho cercato tutte le maglie e poi in qualche modo ho dovuto disegnarle al pc, affinando le mia capacità con programmi specifici". 

C'è stata qualche maglia che ti ha fatto impazzire più delle altre? 
"Una di Pagliuca, aveva delle trame davvero complesse da replicare. E poi Zenga, ecco, lui non mi ha fatto dormire di notte". 

Ci racconti... 
"Amava disegnare le maglie che avrebbe indossato e in una sola stagione arrivò a utilizzarne dodici. Non è stato facile trovarle tutte e per una in particolare ho perso il sonno, per poi scoprire che non era neanche la sua". 

In che senso? 
"Era un Verona-Inter e nelle foto della partita Zenga presentava una maglietta che non era mai apparsa da nessun'altra parte, né prima né dopo. Non capivo, poi dopo diverso tempo mi accorsi che la maglia era quella del Verona. Evidentemente l'arbitro non gli aveva dato il permesso di scendere in campo con la sua e Giuliani dovette prestargliene una, su cui dovettero cucire in fretta e furia lo sponsor dell'Inter prima di scendere in campo". 



Cosa significa per un tifoso nerazzurro realizzare un'opera di questo tipo, collaborando con l'Inter? 
"Significa realizzare il sogno di una vita intera, ma anche rendere orgoglioso il mio papà. È mancato per un brutto incidente mentre mi occupavo di questo progetto, ho vissuto un periodo buio e il libro è stata la mia unica ragione di vita. Era troppo felice quando gliene avevo parlato". 

Cosa ti aveva detto? 
"Odiava il calcio, forse anche perché mi vedeva urlare contro la televisione. Lui era pacato e probabilmente non condivideva quegli atteggiamenti, forse neanche li comprendeva, cosa che lo portava a rinchiudersi in altre stanze pur di non assistere a quei miei spettacoli casalinghi. Poi mi vedeva ore e ore al pc a disegnare maglie dell'Inter e spesso mi prendeva in giro con battute in foggiano. Sono scaramantico, non racconto mai a nessuno dei miei progetti, neanche ai miei genitori. Non so perché, quando ho intrapreso questo percorso con l'Inter, invece, ho voluto parlargliene. Ho voluto dirgli «papà, mi è capitata questa cosa». Rimase sorpreso, mi prese in giro anche quella volta, ma realizzò che era tutto vero e lo vidi veramente felice. Probabilmente anche orgoglioso. E spero lo sia anche adesso, ovunque si trovi". 

Come è iniziato questo viaggio che ti ha portato fino a viale della Liberazione? 
"Ogni anno, vicino al mio paese, si tiene una serata dedicata a un personaggio di spicco della storia nerazzurra. Il premio Mediterraneo. Lo presenta Roberto Scarpini e allora andai a parlargli, gli mostrai il mio lavoro e forse rimase colpito. Ne ha parlato con la Media House, che mi ha contattato subito e mi aiutato nel lavoro di ricerca". 

Posso chiederti a chi lo dedichi? 
"Al mio papà". 
 

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