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Dopo i tre video del colloquio tra Roberto Mancini e il nostro direttore editoriale Stefano Agresti, ecco l'intervista completa al tecnico dell'Inter in esclusiva per Calciomercato.com con Pasquale Guarro ed Emanuele Tramacere

Roberto Mancini, partiamo dall'Inghilterra. Lei è uno dei due tecnici italiani ad avere vinto la Premier assieme ad Ancelotti, per di più ha realizzato l'impresa di riportare il titolo al City dopo 44 anni. Adesso in testa c'è Ranieri: come guarda alla cavalcata del Leicester, che tra l'altro è la squadra in cui ha chiuso la carriera da calciatore?
"Mi fa impressione quanto sta facendo Ranieri proprio perché ho giocato a Leicester e conosco quella realtà. Adesso la squadra è certamente più forte di allora, ma vincere là è davvero complicato. E mi fa particolare piacere che in panchina ci sia Ranieri, perché merita una grande soddisfazione e se riuscisse a vincere la Premier con il Leicester farebbe qualcosa di grandioso. Da quando ci ho giocato sono tifoso del Leicester, a maggior ragione lo sono adesso che Ranieri sta realizzando un'impresa così grande".

La Premier le è rimasta nel cuore: perché? E pensa di tornare là ad allenare, un giorno?
"La Premier è bella perché si vive il calcio senza quello che accade in Italia dopo una o due sconfitte oppure dopo una o due vittorie, e perché gli stadi sono sempre pieni. Credo che sia la massima espressione di una partita di calcio. I tifosi la vivono come devono, i giocatori lo stesso. Avere vissuto un'esperienza così, avere vinto una Premier e una FA Cup, per me è qualcosa di estremamente bello".

In Premier sta arrivando Guardiola e, a quanto pare, questo segnerà la partenza dal City di Yaya Touré, un giocatore che l'estate scorsa è stato vicino all'Inter. Potrebbe tornare d'attualità il suo nome per il vostro mercato?
"Non so cosa accadrà al City, perché ha tantissimi giocatori ed è una grande squadra ormai da quattro o cinque anni. Anzi direi che è la squadra più forte della Premier, indipendentemente dal fatto che vinca o meno. Touré è un grandissimo calciatore, come il City ne ha tanti, ma non so cosa accadrà".

Lei ha già detto che crede molto nella possibilità di arrivare in Champions quest'anno. Ritiene che il percorso di crescita dell'Inter debba portare l'Inter a lottare per lo scudetto nella prossima stagione?
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Quando si inizia una nuova era, un nuovo percorso come sta succedendo all'Inter, prima di tornare al vertice si possono passare momenti belli e altri più difficili. Quest'anno noi siamo stati in testa quasi tutto il girone d'andata, quindi significa che qualcosa di buono l'abbiamo fatto. Ora abbiamo un obiettivo, che è quello che avevamo all'inizio: siamo ancora in ballo, sappiamo che non sarà semplice ma faremo di tutto per centrarlo. Poi vedremo cosa accadrà il prossimo anno, di sicuro la squadra migliorerà, con il tempo ci accorgeremo se saremo in grado di lottare con chi oggi ha ancora più di noi".

In questo periodo c'è chi ha avanzato dubbi sul futuro dell'Inter e sulle intenzioni di Thohir. Visto che lei ha è in contatto diretto con il presidente, è ottimista e fiducioso su quanto accadrà al club d'ora in avanti?
"Il mio lavoro non è quello di controllare i conti, ma penso che sia solo questione di tempo: l'Inter tornerà a essere una grandissima squadra. Il presidente ha investito nell'Inter e continuerà a farlo e io sono molto fiducioso in tutto questo".

Ci sono state settimane nelle quali lei è stato molto criticato, anche in modo pesante. C'è qualcosa che l'ha ferita?
"Non leggo i giornali, in tv guardo solo le partite... Con tutto il rispetto che ho per il lavoro dei giornalisti, non mi faccio grandi illusioni quando gli elogi sono straordinari com'è capitato all'inizio della stagione né mi creo problemi quando arrivano invece le critiche, nemmeno quando sono offensive".

Addirittura offensive?
"Sì, assolutamente sì. Non le ho ascoltate con le mie orecchie, non le ho lette, ma me le hanno riferite. Il fatto è che il tifo conta e a volte anche i giornalisti sono tifosi".
Ma anche alcuni suoi ex colleghi calciatori sono stati pesanti con lei...
"Sì, ma parlare è facile. Facilissimo. Capisco anche questo, non costa niente parlare e nessuno il giorno dopo gli dice: guarda, hai detto questo ma non è proprio la cosa esatta... Fa parte tutto del circo del campionato italiano, noi viviamo di queste cose, le polemiche... A noi piace comportarci così... Poi l'Inter è una grande squadra, perciò quando c'è qualcosa che non va le critiche arrivano".

Banega sta arrivando all'Inter: possiamo dire che è un giocatore che le piace?
"Non so niente di questo, dovreste chiederlo ad Ausilio, è lui che fa tutto. Banega è un giocatore molto bravo, tecnico, non a caso titolare della nazionale argentina. A giugno vedremo".

Conosce anche Erkin?
"Lo conosco bene, avendo lavorato in Turchia... E' un ex giocatore del Galatasaray, adesso è al Fenerbahce... Direi che è un bravo calciatore... Ma anche su questo, chiedete ad Ausilio...".

Nei giorni scorsi ha detto che Ljajic ha grande talento, ma dovrebbe allenarsi meglio. Lei era un po' così? Si rivede in lui?
"No, no, io ero un po' così a sedici anni, non a venticinque come lui. Posso anche capire certe cose, ma ha qualità enormi e a venticinque anni dovrebbe ragionare da professionista. Il calcio finisce in fretta e a volte i giovani con grandi qualità non riescono a mettere a fuoco questo aspetto. Uno con le sue qualità deve sfruttarle al massimo, deve mettersi sempre a disposizione della squadra, anche perché fare il calciatore è piuttosto semplice, soprattutto per uno come Ljajic: si tratta di conservare la concentrazione due o tre ore, fra prima e dopo l'allenamento, quindi non è una cosa molto faticosa. Un giocatore che ha qualità e le butta via o non le sfrutta tutte è una grave perdita, per il calcio ma anche per lui".

Possiamo sgombrare il campo dagli equivoci? L'anno prossimo lei sarà l'allenatore dell'Inter. O no?
"Se non mi mandano via, sì. Perché poi nel calcio le cose cambiano in fretta, eh? All'inizio del campionato dovevano esonerare Allegri, adesso devono fargli un contratto di venti anni; all'inizio del campionato io dovevo restare all'Inter cinquantasei anni e ora mo vogliono esonerare... Dalla sera alla mattina nel calcio cambia tutto".

Si parla molto di lei in Nazionale e giustamente questa idea la inorgoglisce. Ma davvero ci può essere un futuro in azzurro per lei, visto che in quell'ambiente pesa moltissimo un personaggio come Lotito, con cui non ha un buon rapporto?
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Lotito è presidente della Lazio, non c'entra niente con la Federazione... Solo per chiarire le cose, eh? Il presidente federale è uno, lo conosco perché l'ho incontrato un paio di volte. Non ci conosciamo benissimo, ma tutti quelli che dicono che ho problemi con lui, sbagliano: non ho mai avuto nessun tipo di problema. Questo per chiarire e per non dire cose inesatte. C'è un presidente federale e il resto non conta...".

O non dovrebbe contare...
"No, non credo che conti... Per il resto, come per tutti gli allenatori italiani, se un giorno dovesse arrivare la chiamata della Nazionale potrebbe essere il coronamento di una carriera: dopo avere passato tanti anni in grandissime squadre, finire con l'Italia sarebbe un grande onore. Anche perché un'occasione del genere non capita a tutti e non capita sempre".

Pensa che la Juve abbia in mano lo scudetto o crede che il Napoli possa ancora recuperare?
"Credo che sarà una lotta a due... mah, non so se a due... Adesso la Roma si è rifatta sotto e in questo momento non è lontanissima: a dieci giornate dalla fine credo che possa anche diventare una lotta a tre se i giallorossi continueranno a fare così bene. Ovviamente io spero di no, visto che tra due domeniche ci giochiamo...".