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Ed anche questa è andata. Sempre in casa, sempre vittoria. Di nuovo in vetta alla classifica, a rioccupare quel posto che due domeniche fa era nostro. E che forse la dea eupalla ci ha assegnato, e non solo in affitto.

Il primo tempo sta tutto in un dato: per vedere la prima conclusione verso la porta (una delle due, non siamo pretenziosi) ci vogliono 41 minuti.

Che se sommati ai dieci di ritardo con cui è iniziato il match fanno… beh, vedete un po’voi…

Lo zero a zero che ne esce è il classico pareggio incolore come un mercoledì lavorativo di metà ottobre.

Il tempo passa e neanche te ne accorgi, per noia non per altro.

Le squadre si studiano, anche troppo, cercano di affondare calcando su muscoli intorpiditi dal freddo e dalla stanchezza di una stagione dannatamente lunga.

Gli uomini di Guidolin ci provano ma con poca convinzione. Spiccano solo gli scudi di Pinzi, che ogni volta che vede giallo rosso diventa un toro, e Abdì chiamato a giocare e “dimostrare”.

E per dimostrare dimostra eccome. Dimostra di avere voglia, grinta, e quel giusto agonismo che non guasta mai. Ma dimostra anche di non essere un attaccante puro.

Ci mette la colla vinilica (quella famosa di Giovanni Muciaccia) e cerca di attaccare due reparti, quello centrale e l’attacco, che però non dialogano.

Dal canto suo la Roma dimostra di essere ciò che è: la squadra più strana del campionato. Ha giovani individualità da leccarsi i baffi, in prospettiva può fare bene ma davvero molto bene.

Ma in prospettiva.

Ora è solo un embrione lavorato in vitro, ben schierato tatticamente, che però non punge, e se può concedere qualcosina più di quel che è lecito lo fa.

E così di 45 minuti resta qualche brivido – ma solo per il freddo – ed un tiro.

Unpopoco, per dirla in gergo.

Il secondo tempo si ripete sulla falsariga del primo. Con una sola differenza: questa volta l’udinese scende in campo per davvero.

E’un diesel che parte lentamente e lentamente annulla la Roma.

Fino al colpo di genio finale, Lamela di Neuton, per dirla con un gioco di parole.

Solo che questa volta la sfera che cade dall’albero è grande e non assomiglia proprio ad una mela. Poco importa, per Totò tutto ciò che è sferico può essere calciato.

In rete.

Il lavoro sporco lo finisce la strana coppia Armero Isla, che potrebbero recitare benissimo “Arma letale” o un film attiguo.

Due a zero, e tutti a casa con un sospiro di sollievo.

Perché il primo mostro dietro l’angolo è stato esorcizzato.

There is not trip for cats.

And even for wolves…