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Udinesemania: cambiare per ripartire. La rivoluzione tattica è alle porte

Udinesemania: cambiare per ripartire. La rivoluzione tattica è alle porte

  • Stefano Pontoni
Ieri contro la Fiorentina è arrivata la terza sconfitta in una settimana per l'Udinese. Una sconfitta molto simile a quella subita giovedì scorso all'Olimpico contro la Roma. I bianconeri partono timorosi, lasciano fare la partita agli avversari, vanno sotto nei primi minuti e poi, nonostante un gran secondo tempo, non riescono a riprendere il risultato. Tante occasioni non concretizzate, la sensazione che con un'approccio diverso, più coraggioso, il finale avrebbe potuto essere diverso.

"Avremmo meritato almeno il pareggio", ripetono Deulofeu e compagni per la seconda partita di fila. Va detto, a loro parziale discolpa, che se contro i giallorossi soprattutto nel primo tempo i bianconeri avevano a tratti sofferto - con Silvestri salvato in due occasioni dal palo -, ieri la squadra di Gotti ha patito poco, anzi nulla la peggior viola vista in queste prime giornate. Se non fosse stato per quel rigore generoso concesso da Ghersini su imbeccata del VAR sarebbe stato un match da 0 a 0.

Profondo rammarico per l'arbitraggio (per equità di giudizio ci sarebbe stato un penalty nella ripresa su Pussetto) a parte serve cambiare per ripartire. Che ci sia qualcosa che non funzioni a livello tattico è ormai chiaro a tutti. L'Udinese resta bloccata sul dogma guidoliniano del 3-5-2, non adatto però agli interpreti. Certi giocatori, per caratteristiche tecniche e tattiche, renderebbero meglio con un altro modulo, per esempio con un più rombante 4-2-3-1, aseetto ieri adottato nell'assalto finale.

A cominciare dallo stesso Deulofeu - ieri di nuovo su livelli importanti - che spesso va a prendersi la palla largo a sinistra per poi rientrare al centro e cercare la conclusione o l'assist con il destro. Vale lo discorso per Pussetto, decisamente non una prima punta (davanti molto meglio un centravanti di ruolo come Beto), che di questo passo rischia di fare la stessa fine di Lasagna, faticare su tutto il fronte d'attacco ma senza mai riuscire ad arrivare in porta. Anche l'argentino potrebbe trovarsi molto più a suo agio alto a destra.
Pure Pereyra, giocatore a cui si chiede il lampo di genio, gioverebbe ad essere avanzato nel terzetto di trequartisti a supporto della punta e sgravato da pensati compiti di marcatura. C'è poi quel jolly che sulla trequarti può fare la differenza, anche a gara in corso, Samardzic.

A reggere questo modulo più propositivo due mediani, che l'Udinese ha già in rosa, Walace e Makengo. Due centrocampisti più di quantità che di qualità, a cui non si dovrebbe più chiedere di impostare l'azione.

L'unico vero problema potrebbe riguardare i terzini. Larsen, Udogie, Molina e Soppy sono tutti giocatori abili a spingere ma che dietro concedono sempre qualcosa. Dovrebbero imparare maggiormente a difendere. Possibile, però, spostare anche Samir come quarto di sinistra, ruolo che aveva ben svolto in passato durante la gestione Delneri.

Gotti ci deve pensare e anche subito ad una soluzione diversa, senza aspettare la sosta. L'Udinese, che quest'anno ha un parco giocatori valido, deve puntare a fare qualcosa di più e questo non vuol dire solo più punti in classifica ma anche una crescita in termini di gioco. Il tempo stringe, la trasferta a Marassi contro la Sampdoria può essere uno spartiacque, una gara che può segnare un prima e un dopo. Urge il cambiamento, urge far vedere qualcosa di nuovo per non ripetere le ultime deludenti stagioni.

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