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Chi è passato per il Friuli lunedì sera, ha potuto udire nitidamente il sospiro di sollievo del popolo dei sostenitori dell’Udinese per la chiusura del calcio mercato. Sì, perché questa volta, a differenza delle ultime annate, non ci sono state cessioni dolorose: l'unica stella ad aver lasciato la provincia per la metropoli è stato Medhi Benatia, accasatosi nella Capitale. Qualche sussulto c'è stato per la colonia di italiani che è andata a sfoltirsi con le partenze di Coda a Livorno, Pasquale a Torino e Angella, Faraoni e Fabbrini al Watford. E’ solo questa la critica che si può avanzare al mercato di quest'anno dell'Udinese, perché se da un lato si è mossa bene andando a ricercare i giusti innesti per sopperire alle cessioni e dare nuova linfa alla squadra, dall'altro creare un feudo completamente straniero alla lunga può portare a qualche scompenso o a una gestione più complicata dello spogliatoio da parte dello staff di Guidolin.

L'inizio di stagione stentato, con l'eliminazione nel preliminare di Europa League e la sconfitta contro la Lazio, ha dato la possibilità ai più di muovere le solite critiche sugli scarsi investimenti di peso affrontati dalla società. La situazione in casa Udinese, vista la storia che ha alle spalle, andrebbe analizzata con più attenzione.

Partiamo dal portiere, ruolo che dalla partenza di Handanovic viene maggiormente bersagliato dalla critica: qui la società si è mossa bene, prendendo Kelava che ha indubbiamente delle buone qualità tra i pali, ma ha ancora molto da lavorare sulle uscite. L'inserimento come terzo portiere di Scuffet, prelevato dal vivaio con l’intento di farlo crescere in prima squadra era impeccabile, se non fosse che l'infortunio occorso a Brkic ha scombinato i piani originari e ha costretto la società ad acquistare Benussi. L'Udinese è stata quindi costretta a modificare i suoi intenti in corsa ma potrebbe anche aver anticipato il processo di maturazione di Kelava.

La difesa ha perso poco: è ovvio che la partenza di Benatia non verrà assorbita in modo completamente indolore ma Heurtaux ha già dimostrato di essere un valido sostituto (non tragga in inganno la pessima prova offerta dal francese in repubblica ceca: la sua stazza fisica lo porta ad entrare in condizione più tardi). Forse non aver notato questa problematica sarebbe il primo quesito da rivolgere ai preparatori atletici. Naldo si è dimostrato difensore dinamico, pronto a prendere posto in caso di necessità in tutti i ruoli della difesa. Tutto da valutare invece Bubnjic, di cui si sente parlare bene… ma le parole nel calcio non bastano.

Passando al centrocampo, sentendo il parere dei compagni, pare che Widmer (preso come alternativa a Basta) sia veramente forte e abbia impressionato tutti già dal ritiro ad Arta. Il suo problema, prima di poter essere preso in seria considerazione dal tecnico, riguarda la fase difensiva: non appena il giocatore capirà i meccanismi del centrocampo a cinque tornerà sicuramente utile, ma se non dovesse riuscirci ricordiamo che Cuadrado non ha avuto vita semplice a Udine proprio per questa ragione. I vari Jadson, Douglas Santos, Bruno Fernandes andranno valutati con calma visto che le qualità ci sono e Udine è famosa per saper aspettare i suoi giocatori.

Sull'attacco non c'è molto da dire: è arrivato solo Nico Lopez dalla Roma e pare, da chi lo ha osservato durante l’estate, che Maicosuel stia vivendo una seconda giovinezza. Praticamente si può considerare un nuovo acquisto anche Zielinski, giocatore proveniente dalla primavera: le sue prestazioni, offerte a fine campionato scorso, hanno mostrato la stoffa di un fuoriclasse ma forse per vedere il vero campione bisognerà aspettare ancora un po’. Visti gli acquisti e le cessioni, dato che si sta parlando di Udinese, è difficile dare una valutazione. Si può semplicemente dire che la società bianconera si è mossa in linea con la sua filosofia e la sua storia e, considerato questo, la sufficienza è d'obbligo. Per i voti alti Udine è abituata ad aspettare maggio/giugno.

L'ultimo doveroso appunto va fatto sul rinnovo contrattuale del difensore centrale Danilo, che ieri pomeriggio ha siglato un accordo che lo legherà al club friulano fino al 2018: ecco un segnale d'amore da parte del brasiliano e uno di riconoscenza da parte del club… ed è bello ricordare, a tal proposito, che le formazioni che hanno avuto più successo nella recente storia bianconera hanno sempre avuto un centrale di difesa che fosse anche giocatore simbolo ed esempio dentro e fuori dal campo: Edinho in quella di Zico, Calori in quella di Zaccheroni e Sensini, che ha proseguito la tradizione con Spalletti. Ora c'è da aspettarsi che Danilo raccolga il testimone.