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A una cosa l’idea Superlega è servita, a far sembrare sbagliato tutto quello che l’Uefa sceglie. Ceferin è diventato il dittatore del villaggio, più medita, più decide, e più opposizioni incontra. A torto o a ragione, è diventato uno dei personaggi meno popolari del calcio. Non lo conosceva nessuno, ora è celebre come un attore, fotografato e discusso in tutto il continente. E’ così evidente che fa venire un dubbio. Personalmente non ho mai pensato che la Superlega sia stata l’errore che ha mostrato di essere, troppo grande l’abisso nella gestione dell’annuncio per essere stato commesso da imprenditori che avevano a disposizione centinaia di addetti alla comunicazione. A volte mi viene il dubbio che quella notte servisse ad altro, ad affermare il fatto ma a farlo fallire, ad ufficializzarlo e fargli cominciare il percorso reale nel tempo.
 


Oggi l’idea esiste, non è più utopia e l’avversario è molto meno popolare. La Superlega di quel tipo non ci sarà mai, ma una lega che tolga l’organizzazione all’Uefa e lasci il calcio ad un’organizzazione di società, quindi un passaggio diretto di soldi dal campo alle loro scrivanie, è molto più concepibile. All’apparenza un passo indietro. Nella sostanza forse il vero obiettivo.