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La novità del caso Insigne non è che un napoletano lasci Napoli, tanti napoletani illustri lo hanno già fatto, né che vada a giocare in un campionato lontano; la diversità è che a un giocatore come Insigne sia stato offerto un contratto inferiore a quello in atto. Non giudico l’opportunità, quella non mi spetta. Ma non si può dire che dietro la scelta del Napoli non ci sia una strategia. Che è questa: il calcio italiano è in piena inflazione, il valore dei giocatori si è abbassato negli ultimi tre anni di oltre un terzo. E’ conseguente che anche l’ingaggio debba essere diminuito.

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Offrendo il vecchio ingaggio a Insigne era come gli fosse stato offerto un aumento del trenta per cento. Non tocca a Insigne pagare da solo il peso dell’inflazione, quindi fa bene ad andarsene in modo ricco; ma non tocca nemmeno a De Laurentis il peso dell’eccezione. I soldi sono soldi per tutti. Nessuno l’avrebbe capito una quindicina di anni fa se fosse capitato a Totti o Del Piero. Oggi non è solo comprensibile, è inevitabile. Infatti nessuno in Italia e in Europa, ha offerto di più a Insigne.