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A Bodo, in Norvegia, quasi all’altezza di Babbo Natale, il vento fischia e la neve si attacca a tutto, come una vernice data male. Mancini dice che se sono lì la colpa è solo loro, della Roma, e non capisce di dire una brutta cosa per quelli che a Bodo vivono e considerano il vento un compagno di strada come a Roma i cinghiali sotto casa. Non molto tempo fa, quando alla Coppa dei Campioni partecipavano solo le squadre che avevano vinto il campionato, trasferte come queste facevano sentire fortunati i giornalisti a cui capitavano.

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Perchè in fondo si fa questo mestiere per essere spediti dove gli altri non andranno mai. Tutti sono capaci di amarsi alle Maldive. Bodo è tra mare, laghi, montagne. La sua gente non ha mai pensato fosse un difetto. Andarci, giocarci, scriverci, non è né una colpa né un merito. E’ solo un’occasione e un lavoro. Quando si andava in posti freddi, i giornalisti di un tempo portavano i mutandoni lunghi di lana sotto i pantaloni. Oggi si chiamerebbero calzamaglia, ma allora non esistevano. E si capiva che essere lassù, in cima al mondo, era un privilegio.