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Il ritorno del campionato propone un classico della letteratura calcistica italiana. Juventus contro Bologna ovvero due squadre figlie di altrettante città che non sono certamente gemelle sebbene legate tra di loro da una parentela di solidarietà intellettuale e culturale. La città dei cantautori della via Emilia, della Resistenza e delle tante ferite ancora aperte negli anni della barbarie nera non può evitare di essere percepita nel capoluogo piemontese con senso di appartenenza quasi fraterna anche se probabilmente la Torino bianconera non può essere vista allo stesso modo dai tifosi rossoblu.

Dopodomani non potrò fare a meno di ripensare, con affetto, al babbo del mio collega Roberto Beccantini. Un bolognese di razza, gentile ed educato, innamorato pazzo della Juventus al punto da dedicare a lei i giorni delle sue ferie estive. Saliva, tutti gli anni, a Villar Perosa e trascorreva le sue giornate seguendo passo dietro passo la compagnia del Trap che faceva fiato e gambe lungo i sentieri della Val Chisone. Al mattino si alzava quando si alzavano loro e la sera andava a dormire quando il Giuan ordinava il silenzio. Erano i giorni più felici del signor Beccantini.

Esiste anche un potente fil rouge tecnico che lega la storia delle due squadre. Un viavai di giocatori che hanno vestito entrambe le maglie. A partire da Helmut Haller e Bobo Vieri per procedere in avanti con Marocchi e Marocchino, con Giaccherini e Mirante, con Di Vaio e Manninger, con Legrottaglie e Zalayeta, con Osvaldo e persino con Roberto Baggio per citare i più importanti. Eppoi Gigi Maifredi il tecnico che da re di Bologna divenne un vuoto a perdere a Torino anche se le responsabilità non furono soltanto sue. Lo stesso Luca Cordero di Montezemolo, delfino dell’Avvocato e primo tifoso del Bologna, fu a capo della società bianconera. Insomma un esercito di personaggi che, in qualche modo, hanno segnato questo percorso persino leggendario la cui vetta resterà per sempre la gioia regalata ai tifosi juventini dal grande Bologna di Fulvio Bernardini che strappò lo scudetto all’Inter del mago Helenio Herrera.

Sabato, poi, ci sarà un elemento in più a rendere il confronto tra le due squadre coinvolgente sul piano emotivo. La presenza sulla panchina del Bologna di Sinisa Mihajlovic che, in questa occasione non sarà l’ex allenatore del Toro ma il simbolo vivente del gladiatore che sta combattendo la battaglia più difficile ed estrema della sua vita. L’uomo al quale, gli imbecilli in qualche stadio d’Italia, urlarono “zingaro” oppure “serbo di merda”. Per lui il popolo della Juventus ha in magazzino una grande ovazione.