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Christian Kouame è una di quelle persone sempre con il sorriso sulle labbra. Anche durante la riabilitazione per la rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro, era lui a tranquillizzare gli altri. “Michi, stai tranquillo. Tornerò più forte di prima” diceva al suo agente Michelangelo Minieri. Ne è convinta anche la Fiorentina, che nonostante il giocatore stesse recuperando dall'infortunio l'ha preso dal Genoa per 10 milioni più bonus e una percentuale sulla futura rivendita. La luce (viola) in fondo al tunnel l'ha vista contro il Cagliari, quando Christian è entrato nell'ultimo quarto d'ora facendo il debutto con la nuova maglia il giorno della sua 50a presenza in Serie A: "Dopo quasi 8 mesi avevo una gran voglia di giocare - ci ha raccontato a Calciomercato.com - per me rappresenta una rinascita. Ricomincio da capo. Volevo rientrare ma senza forzare i tempi, dovevo farlo quando mi sentivo al 100%. E' stato il mio primo grande infortunio, ma dopo un mese ho ricominciato a correre senza paura". Zero timori e tanta voglia di fare bene per Kouame, che appena entrato ha anche sfiorato il gol con un gran colpo di testa: "L'avevo vista dentro, stavo già esultando. E' stato bravo Cragno ad arrivarci".

Cosa le ha detto Iachini prima di farla entrare?
"Nei giorni scorsi mi aveva chiesto come stavo, se ce l'avessi fatta. Io ero pronto, ma c'erano dei tempi da rispettare. Così quando è arrivato il mio momento mi ha detto 'Dai eh, ora ci siamo!'. Il preparatore che mi ha seguito durante il recupero mi aveva anticipato che sarei stato convocato già per la sfida col Parma, e quando ho visto il mio nome nella lista ho pensato 'finalmente!'".

C'è un giocatore al quale si ispira?
"I miei idoli da piccolo erano Eto'o e Drogba, ce ne sono stati pochi a quei livelli. E ancora oggi riguardo i loro video per studiare i movimenti, perché non si finisce mai di imparare".

E' vero che la chiamano 'gazzella'?
"Sì, è un soprannome nato quando ero a Prato e che mi sono portato avanti nel corso degli anni".

Ci racconta come ha vissuto il trasferimento dal Genoa alla Fiorentina durante il recupero dall'infortunio?
"Quando mi sono fatto male con la Costa D'Avorio Under 23 l'unico mio pensiero era tornare in Italia, operarmi e cominciare la riabilitazione. Il mercato era l'ultima cosa alla quale pensavo. Verso la seconda metà di gennaio il mio agente mi dice che la Fiorentina sta pensando a me e che mi avrebbe fatto sapere. A me faceva piacere il loro interessamento, perché appena sono arrivato in Italia a Sesto Fiorentino avevo sentito parlare tanto di questo club. Un giorno mi sono svegliato alle 3 di notte e ho subito guardato il telefono per vedere se avessi ricevuto una sua chiamata. Finché, poi, non mi ha detto di andare a fare le visite mediche per loro".



Ci racconta un aneddoto del trasferimento?
"Posso raccontarvi quello che è successo a Natale. Ero a Firenze con la mia fidanzata, la prima volta che lei visitava la città: mi disse che le sarebbe piaciuto viverci. E ora sta qui con me. Si vede che era destino...".

Quello stesso destino per il quale non è andato al Crystal Palace.
"Avevamo già chiuso tutto, il procuratore mi avrebbe spiegato i dettagli il giorno dopo la partita con la nazionale. Quella in cui mi sono fatto male. La Premier League è un campionato fantastico, ma non ho nessun rimpianto. Ho iniziato a seguirla perché c'era Drogba, non mi perdevo una partita del suo Chelsea".

Ci racconta com'era la sua vita in Costa D'Avorio?
"Calcio, calcio e calcio. Non facevo altro. Con i miei amici passavamo pomeriggi interi sui campetti di sabbia, ogni tanto andavo a giocare con i più grandi in uno stadio vicino casa. In Italia ho compagni ed ex compagni di squadra, ma i miei amici di sempre sono in Costa D'Avorio. Ancora oggi ci sentiamo spesso".

Anche la sua famiglia è rimasta lì?
"Sì, sia i miei genitori, che le mie sorellastre e mio fratello. Li ho sentiti il giorno del debutto con la Fiorentina, erano molto contenti".
A 16 anni l'arrivo in Italia: Sestese, Prato, Sassuolo e Inter, dove con la Primavera conquista anche una Coppa Italia.
"Il mio primo trofeo italiano, è stato bellissimo. Volevamo vincere tutto. C'eravamo io, Pinamonti, Manaj che giocava solo la Coppa Italia e le fasi finali... Quell'anno l'allenatore della prima squadra era Mancini, ma non ho mai avuto rapporto con lui".



Come ha vissuto il periodo del lockdown?
"Sempre in casa, con la famiglia. Quei mesi mi hanno aiutato a riprendermi dall'infortunio, perché senza lo slittamento del campionato sarei tornato direttamente la prossima stagione. Ora invece ci sono ancora alcune partite nelle quali possono giocare".

Durante la quarantena si sentiva con i compagni?
"Abbiamo la chat Whatsapp che usiamo spesso. I due che fanno più battute in quel gruppo sono Venuti e Ceccherini. Io se non mi chiamano in causa difficilmente intervengo, ma quante risate che mi faccio!".

Che effetto fa dividere lo spogliatoio con un campione come Franck Ribery?
"A Genova ho avuto Pandev, sono giocatori straordinari che hanno giocato ad alti livelli e vinto la Champions. Goran mi aiutava e mi dava consigli, lo stesso sta facendo Franck a Firenze. Contro il Cagliari mi ha detto che dovevo tagliare e attaccare il primo palo, e aveva ragione".

Chi è il difensore più forte che ha affrontato in carriera?
"Ne dico tre: Koulibaly, de Vrij e Skriniar".

E' un collezionista di maglie?
"Sì, ne avrò più di 50 tra le quali c'è anche quella di Cristiano Ronaldo. Ero intimorito a chiedergliela, l'ho fatto durante Genoa-Juve di quest'anno. Già gliel'avevo detto in campo, poi a fine partita ho aspettavo che finisse un'intervista per scambiarcele. Quasi mi vergognavo a dargli la mia, chissà se l'ha conservata...".

Hobby fuori dal campo?
"Guardo molte serie tv e gioco a Call Of Duty. Ma ancora non faccio i tornei con gli altri, ho iniziato da poco e mi devo prima allenare bene".

E' pronta l'esultanza per il primo gol in viola?
"Ancora no, devo studiarla. Una volta scivolavo sulle ginocchia, ora è meglio evitarlo visto l'infortunio che ho avuto".

@francGuerrieri