Tra una Bonansea, un Plizzari e un Pinamonti, tra un Insigne e un Belotti, vediamo Azzurro ormai ovunque in questi giorni di giugno. Mancano soltanto loro all’appello, i ragazzi di Luigi Di Biagio. L’ Under 21 non tarderà ancora molto ad aggiungersi alla festa, anzi, il debutto all’Europeo è fissato per domenica sera al Dall’Ara, contro la temibile Spagna di Luis de la Fuente. Una partita che ci dirà subito chi siamo e cosa pretendiamo da questa competizione, ben più di quanto possa farlo ad oggi una pur esaltante lista dei convocati. La carta e il campo sono sempre due superfici diverse, inutile tornarci sopra. I big in ogni caso li abbiamo, e sono forti: Chiesa, Barella, Zaniolo, Lorenzo Pellegrini, Kean e Mancini ‘scendono’ tutti a dare una mano. Ogni reparto è rinforzato (peccato per l’assenza di Calabria nel ruolo di terzino destro). Restano tuttavia due tipi di incognite, quelle legate alla formazione e quelle relative all’intesa tra i succitati big e l’ossatura ‘storica’ di questo biennio. Nell’ analisi seguente ci occuperemo solo delle prime, tralasciando di proposito le seconde, che sono ovviamente poco ponderabili.
 
IL MODULO: DA TOLEDO 2017.. – Di Biagio, nella prima partita del biennio, quella immediatamente successiva all’ ultimo Europeo, adottò in principio il 4-2-4, evidentemente sulla scia di Ventura. Era il settembre nero del 2017: in pochi ricordano che al 3-0 subìto in quei giorni dalla Nazionale maggiore a Madrid, corrispose un altrettanto netto tris a Toledo inferto agli Azzurrini dalla Rojita allenata allora da Celades. A Barella e Mandragora, in mediana, spettava l’arduo compito di sostenere un attacco formato da Chiesa, Cutrone, Cerri e Orsolini. Insomma, un bel po’ di attaccanti.  



.. A FROSINONE 2019 – Di Biagio, da bravo ex giocatore (allievo) di Zeman, tornò ben presto all’ amato 4-3-3, che nel bene e nel male (salvo modifiche a partite in corso) lo accompagnò fino allo Stirpe di Frosinone, il 25 marzo scorso. Italia-Croazia: l’ultima apparizione dell’Under 21.     



Qui, al di là del modulo che certamente Di Biagio riproporrà a Bologna, vedete addirittura Tonali in cabina di regia, al debutto da titolare. Contro la Croazia il talento del Brescia giocò un po’ da interno destro un po’ da play basso, alternandosi col capitano Mandragora. Locatelli invece, il terzo centrocampista, si impegnò sul centro sinistra, da mezzala offensiva. La sua evoluzione nel Sassuolo è andata di pari passo col progressivo allontanamento, anche in azzurro, dal ruolo di centrale di centrocampo. E se al classe 2000 di Lodi convocato da Di Biagio non basterà il talento e la promozione in A per scalzare capitan Mandragora da davanti alla difesa, Locatelli dovrà vedersela ora con una batteria di mezzali da paura (Barella, Zaniolo, Pellegrini), pur avendo sempre indossato la maglia titolare, da un anno a questa parte.   
 
KEAN PRIMA PUNTA – L’argomento più caldo però riguarda come al solito l’attacco: chi occuperà il ruolo di centravanti nel 4-3-3 di Di Biagio, Kean o Cutrone? La risposta non è affatto scontata. Da essa, tra l’altro, dipenderà poi la conformazione di tutto il reparto d’attacco e, in parte, anche il modo di giocare della squadra.
Se sceglie il ‘Cucciolo’ bianconero come punta centrale, Cutrone può addirittura rimanere fuori. Alla sinistra di Kean giocherebbe Chiesa, a destra Orsolini, gli unici due esterni puri su cui può contare Di Biagio dopo l’uscita di scena (per infortunio) di Parigini (uno dei migliori marcatori di questa Under 21). Kean è una prima punta ideale a campo aperto



Con lui al centro il tridente veloce diventa un’arma letale soprattutto in ripartenza, e specialmente contro squadre che difendono alto e provano a imporre il proprio gioco. Ovviamente, ognuna delle soluzioni che vi presentiamo ora può essere adottata in corso d’opera, a seconda del momento della partita e dell’avversario in questione.
 
CUTRONE PRIMA PUNTA – Cutrone del resto è più bravo di Kean dentro l’area di rigore. Sarà sempre difficile per questo rinunciare al milanista. Inoltre questa soluzione, al contrario, non lascia fuori automaticamente lo juventino, che andrebbe anzi a posizionarsi in una pericolosa posizione ibrida (esterno/seconda punta). Se all’immagine del gol contro l’Inghilterra sostituite Parigini con Chiesa, potreste già vedere in azione il tridente asimmetrico composto da Kean, Cutrone e il numero 25 della Fiorentina.    
 


Lo slancio e la potenza di Kean potrebbero risultare devastanti se applicati al lato debole delle difese avversarie, mentre Cutrone taglia o attacca il primo palo. 



ZANIOLO O PELLEGRINI? – Facciamo di nuovo venti metri indietro, perché c’è un’altra questione in sospeso: chi giocherà accanto a Mandragora e Barella? Chi vestirà i panni della mezzala offensiva, pronta nell’eventualità a trasformarsi in trequartista? Assisteremo di nuovo alla staffetta tra Zaniolo e Pellegrini, mi sa, in un duello tutto romanista. Sotto, Zaniolo a supporto del tridente in Italia-Germania (19 novembre 2018).  



Zaniolo ha già giocato con questo gruppo, al contrario Pellegrini non si vede in Under 21 dalla semifinale persa contro la Spagna, all’Europeo 2017 (dove peraltro fu assoluto protagonista). Zaniolo tuttavia ha vissuto una sensibile involuzione nel periodo di Ranieri, inoltre con gli Azzurrini non ha mai incantato come in campionato. Pellegrini d’altra parte si trova ad essere in una strana situazione: ha subìto e subisce tuttora l’esplosione anche mediatica di Zaniolo, ma rappresenta ancora per Di Biagio una specie di ‘usato sicuro’, una certezza.   
 
L’ IMPORTANZA DI BARELLA E MANDRAGORA- Nel centrocampo di Di Biagio, dicevamo, saranno fondamentali due equilibratori, il capitano Mandragora (vertice basso) e Barella (interno destro o sinistro). Questo per consentire la più grande libertà possibile al terzo di centrocampo (Pellegrini o Zaniolo), senza tuttavia rinunciare alla spinta dell’altro interno. Sappiamo infatti che Barella è in grado di svolgere ottimamente le due fasi. Con due mezzali prettamente tecniche infatti, si correrebbero rischi come questo. 



Waldschmidt punta Pezzella, entra in area, perfora la difesa e segna. Mandragora se la prende con Zaniolo per il mancato aiuto.   



SOLUZIONE ‘CINQUE STELLE’ – Un modo per far giocare tutte le stelline più appariscenti che abbiamo (senza cambiare modulo), a dire il vero ci sarebbe: basta spostare Zaniolo alto a destra, come faceva Di Francesco. Pellegrini a quel punto potrebbe coesistere con lui e giocare da mezzala insieme a Barella e Mandragora, mentre in attacco il tridente verrebbe completato da Chiesa a sinistra e Kean prima punta. Fuori il povero Cutrone, la stellina opaca.