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Vinto lo scudetto, l’interista Alessandro Profumo non vuol stravincere nella partita finanziaria con i Sensi che con la Roma sono arrivati a un passo dal titolo di campioni d’Italia Nelle more dell’arbitrato in corso, grazie alla mediazione degli avvocati Agostino Gambino e Francesco Carbonetti, secondo quanto risulta a Il Messaggero, Unicredit e Italpetroli potrebbero presto sedersi attorno a un tavolo. L’incontro al quale prenderebbero parte esponenti di primo piano di Unicredit e dei Sensi, potrebbe avvenire nei prossimi giorni. E sarebbe la terza volta nell’ultimo anno che i massimi rappresentanti delle parti si trovano uno difronte all’altro, dopo gli incontri del 29 maggio 2009 presso Unicredit a Roma e del 23 novembre 2009 in Campidoglio, presente Mediobanca, convocato dal sindaco Gianni Alemanno, finiti con un nulla di fatto. Un nuovo tentativo per trovare una soluzione consensuale al contenzioso che oppone da anni la banca di piazza Cordusio, successore nella titolarità dei prestiti concessi da Banca di Roma e Capitalia, agli eredi dell’ex patron del club giallorosso. In ballo c’è un debito di 325 milioni di Italpetroli verso Unicredit più gli interessi. Sembra che da parte di Rosella Sensi anche a nome della mamma Maria Nanni e delle sorelle Maria Cristina e Silvia ci sia flessibilità a raggiungere una transazione che ponga definitivamente fine al braccio di ferro. Ma su quali basi? La banca vuol rientrare dei crediti ai quali vanno aggiunti 80 milioni più interessi vantati da Mps, finora rimasta alla finestra in attesa che si addivenga a un accordo con Unicredit. I Sensi puntano a conservare la proprietà dell’asset più pregiato, la As Roma, quotata in Borsa, ma anche l’unico bene che vendendolo, consentirebbe alla famiglia di saldare parte del debito. A questa soluzione i Sensi non vorrebbero arrivare, almeno questo hanno sempre detto e dimostrato mandando in fumo le varie offerte ricevute. I tempi sono cambiati e la pressione finanziaria è aumentata pur avendo Italpetroli impugnato la disdetta di Unicredit dell’accordo sul debito avvenuta il 4 giugno 2009 in conseguenza della mancata comunicazione del valore del nav - patrimonio netto del gruppo - entro il 30 aprile. I Sensi contestano la disdetta perchè ritengono di aver inviato alla controparte l’indicazione richiesta. L’accordo prevedeva il pagamento di una prima rata di 115 milioni entro metà dicembre 2008 e di ridurre le esposizioni a un limite ”sostenibile” di 160 milioni entro il 31 dicembre 2010 tramite un piano dismissioni, comprendente anche la As Roma, come risulta dalle carte ufficiali. Ma non sono stati fatti pagamenti. Per dirimere questa controversia è stato avviato l’arbitrato con la scelta degli arbitri: Romano Vaccarella per Italpetroli, Enrico Gabrielli per Unicredit che di comune accordo hanno scelto terzo arbitro Cesare Ruperto, ex presidente della Corte Costituzionale. Il collegio arbitrale si sarebbe riunito finora quattro volte e allo stato l’arbitro Unicredit, assistito dal professor Valerio Di Gravio, avrebbe inviato all’altra parte le controdeduzioni rispetto ai rilievi fatti di ”anatocismo”, cioè di aver applicato interessi su interessi che avrebbero fatto lievitare il debito. A latere dell’arbitrato pende anche una richiesta di nullità del bilancio 2008 di Italpetroli.