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L'ambiente giallorosso valuta preoccupato l'influenza che l'uscita del manager da Unicredit potrebbe avere sulla vendita del club. Il risultato dell'indagine è tranquillizzante: indipendentemente da chi lo sostituirà non ci saranno rallentamenti.
Profumo: un addio forte, ma sarà indolore.
Quanto pesa l'addio di Profumo a Unicredit sulle sorti della Roma? Nell'ambiente romanista, intossicato da oltre due anni da discussioni su istituti di credito, rientro del debito e manifestazioni d'interesse, non sono sfuggite (come avrebbero potuto?) le dimissioni di Alessandro Profumo dalla carica di amministratore delegato della banca di Piazza Cordusio. La curiosità di queste ore, in attesa del match verità con il Brescia, ruota attorno alle possibili novità sulla gestione della cessione del club, già avviata da tempo.

NESSUN RALLENTAMENTO - Una cosa è certa: le dimissioni di Profumo non rallentano il processo di vendita della Roma avviato due settimane fa con l'incontro tra Unicredit e Rothschild. L'istituto di credito, dopo la firma dell'accordo con la famiglia Sensi lo scorso 26 luglio, ha dato mandato alla banca d'affari di sondare il mercato in cerca di acquirenti. Il prossimo 1 ottobre, dopo l'approvazione del bilancio del club giallorosso (fissata per lunedì), Rothschild invierà ai soggetti interessati ritenuti "affidabili" l'info-memo contenente i numeri del club oltre a parametri, tempi e modalità per presentare un'offerta non vincolante all'acquisto. Il ruolo di Unicredit, sino a quel momento, sarebbe in ogni caso quello di spettatrice interessata.

PROCESSO DI VENDITA  -  Profumo, sin qui, aveva rappresentato  -  nonostante l'ironia di chi ricordava con regolarità il suo tifo per l'Inter  -  la figura più prudente all'interno di Unicredit nel dialogo con i Sensi, a cui aveva concesso tempo senza intraprendere iniziative aggressive, anche in ragione dei rapporti con Geronzi e Mediobanca (advisor nominato dai Sensi a maggio 2009). Già da giugno, però, erano stati demandati a discutere il "dossier Italpetroli" il vice Ceo della banca, Paolo Fiorentino e l'ad di Unicredit Corporate Banking, Piergiorgio Peluso, meno "malleabili" nel rapporto con Rosella Sensi rispetto al manager dimissionario. In attesa di capire chi sarà il nuovo manager nominato al vertice di Unicredit, saranno proprio Fiorentino e Peluso a occuparsi, insieme al Cda della nascente Newco Roma, di valutare le proposte per l'acquisto del club giallorosso.
 
ROMANI, LIBICI, TEDESCHI  -  A incidere sul voto di sfiducia del cda di Unicredit a Profumo, le accuse di Lega Nord e "fronte tedesco" di non aver prodotto i risultati attesi. Ma anche (soprattutto?) di aver aperto alla scalata libica, arrivata al 7 per cento delle azioni del Gruppo. Anche per questo sembra impossibile immaginare che il Lia (Libyan Investment Authority), inserito tra i 23 soggetti interessati alla Roma, possa trattare con la banca anche l'acquisto della società di Trigoria. Nel frattempo poteri e deleghe di Profumo sono stati momentaneamente assunti dal presidente di Unicredit, Dieter Rampl, insieme ai quattro vice amministratori delegati, tra cui Fiorentino. Una curiosità: Rampl, nato a Monaco di Baviera 63 anni fa, è anche membro del consiglio di sorveglianza del Bayern di Monaco, di cui è grande tifoso. Lo stesso Bayern che, il 23 novembre, affronterà all'Olimpico per la quinta giornata di Champions League proprio la Roma, di cui Unicredit si troverà a gestire la vendita. Esattamente una settimana fa lo stesso Fiorentino si lasciò andare a una confessione da "proprietario" ("Oggi vedrete Borriello e Burdisso, arrivati grazie agli investimenti di Unicredit") in una conferenza stampa dell'istituto organizzata proprio a Monaco. Prima  -  evidentemente  -  che i rapporti con il "fronte tedesco" potessero portare le dimissioni di Profumo.