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Il nuovo allenatore del Valencia Gennaro Gattuso si è presentato alla stampa: ecco le dichiarazioni più significative. "E' un orgoglio e un onore allenatore questa squadra ed essere in questo club. Grazie al presidente Peter Lim, alla dirigenza che mi ha dato questa possibilità. Spero che lavoreremo bene. Abbiamo un compito difficile, ma io e il mio staff non abbiamo paura. Per me la squadra non è 24-25 giocatori, ma 55-60 persone che lavorano insieme a noi, tutti insieme. Abbiamo rispetto per tutti, questa è la mia mentalità, ma paura di nessuno". 



DIFFERENZA RETI - "Se io faccio 80-85 gol e ne subisco 50, ho differenza reti di +35. Se invece ne faccio 50 e ne subisco 50 siamo 0-0. A me piace un calcio in cui si comanda il gioco, palleggiare dal basso. Se subisco tanti gol devo farne almeno il 30-35% in più".

GATTUSO GIOCATORE VS ALLENATORE - "Basta vedere che calcio propongo e i miei dati. Se facciamo questo paragone c'è una differenza incredibile. Quando giocavo sudavo sempre la maglia, ero sempre a correre. Oggi invece vedo il calcio in maniera diversa. Mi piace che la squadra giochi, mi piacciono calciatori pensanti che sappiano fare molte".

PAUSA - "Quest'anno io non ho voluto lavorare perché non avevo la voglia giusta, la cattiveria giusta. E' stata una mia scelta. Prima del Valencia ho parlato con 7-8 squadre, ma sono qua perché sono consapevole che questo è un gran club. La mia storia dice una cosa: sono stato uno dei primi italiani ad andare a giocare in Inghilterra a 17 anni e mezzo, sono stato il primo campione del mondo a lavorare in situazioni complicate".

LIVELLO - "Al Napoli e al Milan è stato facile, bisogna tornare più indietro, quando allenavo Sion o Creta. Lì si che le situazioni erano difficili, ma qui no. Sono stato nella Ciutat Esportiva e ho visto che sono in un gran club, dove si può vivere bene. Bisogna cominciare dal senso di appartenenza. Suona bene: Napoli, Milan e il Valencia è collocato nella stessa fascia. E' una società di un fascino e una storia incredibili, anche se ora è in difficoltà. Dobbiamo pedalare, ma ne vale la pena".

MODULO - "Sicuramente giocheremo con una linea di difesa a quattro. Poi possiamo parlare di due centrocampisti o di tre centrocampisti, quindi 4-3-3 o 4-2-3-1. Ma l'importante è il gioco, è tenere la palla. Con molta professionalità proveremo a giocare il calcio che mi piace, quello che sto portando avanti e su cui sto lavorando da quattro anni".

MENDES - "Ho cominciato otto anni fa la mia carriera da allenatore. Nella mia vita non ho mai preso un calciatore di Jorge Mendes. Sono nel calcio da 27 anni e ho un rispetto incredibile per Mendes, un uomo di calcio e un amico. Ma non ho mai fatto un'operazione con lui, né al Milan né al Napoli. Poi se essere amico di Jorge Mendes e rispettare Jorge Mendes è un problema, il problema è vostro, non mio. Io non ho fatto nessuna trattativa con Mendes. Anzi, la prima persona con cui ho parlato quando si è saputo del Valencia è stato l'ex presidente Anil Murthy. Poi dopo io ho chiamato Mendes per dirglielo. Ma spero che se lui ha un calciatore funzionale possa aiutare me e il Valencia. Noi abbiamo bisogno di calciatori forti. Questo vale per Jorge Mendes come per tutti".

COLLOQUIO COL PRESIDENTE - "Il 29 maggio sono partito da Milano Malpensa per andare a Singapore con Anil Murthy. Poi il giorno dopo è uscita la notizia che si era dimesso. Non sono partito con Jorge Mendes, sono partito da solo. Jorge arrivò il giorno ancora seguente. Sono stato due giorni a parlare con il presidente Lim. Di tutto: del problema di Soler, di Guedes, di Gaya, delle soluzioni da trovare se questi calciatori andranno via. E ho trovato un presidente che già sapeva di questi problemi. Il mio punto di riferimento in questo momento sono due persone: il presidente Lim e il nostro direttore sportivo Corona. Poi è normale che sappiamo di dover fare tante cose. Ho trovato un presidente molto partecipe, che sapeva di cosa parlava, e penso che il tempo ci dirà quello che possiamo fare. Servono 5-6 rinforzi sul mercato"