Un condottiero, un gladiatore, un atleta instancabile: Valon Behrami, oltre ad essere il capitano dell’Udinese, è un insieme di aggettivi che descrivono la sua grinta, la sua determinazione, il suo modo di scendere in campo e dimostrare che a 33 anni si può ancora fare la differenza, sia sotto l’aspetto tattico che quello umano.

Svizzero, di origine kosovara, è cresciuto nel Lugano come esterno di centrocampo; inoltre, si è adattato anche al ruolo di terzino nel 2007, alla Lazio, ma è come mediano di rottura che Behrami si è affermato e su cui ha fondato la propria carriera. Dopo alcune parentesi all’estero passa all’Udinese a titolo definitivo nell’estate del 2017 e, complice anche la partenza dell’ex capitano bianconero Danilo al Bologna, viene eletto come nuovo comandante della truppa friulana, ereditando la fascia dal difensore brasiliano.

Il modulo di mister Velazquez, a inizio stagione, sembrava sfavorirlo: quel 4-2-3-1 infatti lo escludeva, con Mandragora e Fofana che ricoprivano il suo ruolo davanti alla difesa. Ma a causa dell’infortunio di Barak, il tecnico spagnolo è stato costretto a cambiare modello di gioco, passando a un 4-3-3 e inserendo Valon a guidare il centrocampo, accompagnando le ripartenze friulane dopo aver recuperato il possesso del pallone e di conseguenza spezzando gli attacchi offensivi avversari.
Da qui, il tuttocampista svizzero è stato nominato (dai propri tifosi) il migliore in campo dell’Udinese in entrambi i match disputati, rispettivamente in casa contro la Sampdoria e al Franchi contro la Fiorentina; uomo spogliatoio, grazie al suo carisma e alle moltissime lingue conosciute, il nuovo capitano è un esempio per la sua squadra, fuori e dentro al campo. Insieme all’allenatore, infatti, Behrami con la sua maturità calcistica e personale sta cercando di assemblare un gruppo composto da elementi nuovi e giovani, che hanno bisogno proprio di una figura importante come lui, potendosi affidare ai consigli che il calciatore fornisce, ma anche ai moniti e rimproveri, utili a crescere e formarsi come uomini, prima che come giocatori.

I tifosi friulani lo adorano per tutto quest’insieme di cose che è in grado di dare, per l’impegno che mette in campo e per la dimostrazione di affetto e attaccamento alla maglia che sta dimostrando non solo negli impegni domenicali, ma durante tutto il corso della settimana. È dopo aver dichiarato ed ammesso di avere ancora il “fuoco dentro” che tutto il popolo bianconero si augura possa continuare a questi ritmi, aspettandosi da lui grandi cose, in modo tale da poter continuare ad essere il traino di questo team e la testimonianza che con il lavoro, costanza e sacrificio si può competere ad alti livelli anche quando tutti ti considerano un giocatore “finito” a causa dell’età.