Commenta per primo

Intervista al regista del Psg.
"Oui, je suis Verrattì. Ho detto addio all'Italia perché mi sento un titolare".
"Non l'ho fatto per i soldi, ma perché a Parigi sono al centro di un progetto importante. Alla Juve si parlava di futuro, al Psg di presente. Potevo restare a Pescara, ma qui vado in Champions con una delle prime 5 squadre al mondo".


È passato dalla Serie B alla Champions League con la leggerezza dei versi della sua canzone preferita di Vasco Rossi. Rime che ha cantato davanti ai suoi nuovi compagni di squadra per entrare formalmente in uno spogliatoio dove brillano star come Zlatan Ibrahimovic che adesso si diverte a mandare in gol con una facilità disarmante. Marco Verratti, il nuovo Pirlo in campo, un ragazzo con la testa sulle spalle fuori, ha detto adieu alla Serie A che non gli dava fiducia e ha conquistato la Francia interpretando il calcio nella sua essenza, in un Psg programmato per scalare i vertici europei.


Ha visto? Il Pescara ha finalmente vinto, anche senza di lei.
«Quella con il Palermo era una partita delicata e pure la prima che ho visto per intero in tv. Punti buoni per il morale, ma devono migliorare il gioco. L'anno scorso abbiamo fatto un bel lavoro, ma la squadra è nuova, con un allenatore nuovo, hanno bisogno di tempo. Anche noi faticammo all'inizio».

Un po' di numeri: 7, 8, 8, 9, 7. Le dicono qualcosa?
«Il suo numero di telefono?».

Non proprio, sono i voti che le ha dato l'Equipe.
«È stato un inizio sorprendente anche per me. Ma non mi fisso obiettivi, do sempre il massimo. Se vado bene lo devo alla squadra che gira sempre meglio. E poi anche qui c'è un bel clima in spogliatoio. Per fortuna, perché era l'unica cosa che temevo quando ho detto addio all'Italia».

Lei era un predestinato, ma per la Juventus.
«A giugno era quasi fatta. Poi è saltato il prestito di un giocatore al Pescara che chiedeva in compenso una somma che la Juve considerava troppo alta perché venivo dalla B. Così si è fatto avanti il Psg che ha proposto qualcosa di buono al Pescara e un progetto interessante per me».

Cosa significa?
«Alla Juve si parlava di futuro. A Parigi di presente. Potevo rimanere a Pescara: a 19 anni la Serie A è molto. Magari però tra un anno non si sarebbe ripresentata la stessa occasione. Nel calcio devi sapere cogliere l'attimo. Il Psg è destinato a diventare una delle 5 squadre più forti al mondo e gioca in Champions. Non si rifiuta».

Insomma, sarebbe stato più difficile vederla subito in campo alla Juve.
«Inevitabile, c'è Pirlo. Ma io mi sentivo pronto per giocare. Penso che se una squadra ti prende è perché crede in te fin da subito, senza mandarti in prestito. In Italia per me c'erano Juve o Pescara. Al Psg però mi hanno fatto sentire al centro del progetto».

E quando vede Immobile e Insigne titolari?
«Ti viene da pensare che magari anch'io alla Juve... Ma non si ragiona sui "se". E poi ho parlato con Ancelotti, e Leonardo mi voleva davvero».

Prandelli dice: scandaloso lasciare andare via Verratti.
«Forse in Italia per una stessa cifra si tende ad affidarsi a uno con un po' di esperienza. Sia chiaro, non sono qui per soldi. Ma penso che al Pescara bastava fare un'offerta anche meno importante di quella del Psg per prendermi».

Sempre Prandelli: siamo un sistema vecchio che non sa innovarsi. Ha ragione?
«Il campionato italiano resta tra i migliori, ma qualcosa è cambiato anche per colpa degli scandali. Inevitabile che uno straniero privilegi così altre mete. Anche se penso che tra due o tre anni, magari il Milan avrà di nuovo un Ibra o un Thiago Silva».

Il ragionamento ormai vale anche per i giovani italiani.
«È diverso. Dipende dal progetto. Quello del Psg è migliore di quello di molte grandi di A. E poi il calcio vero si respira anche oltre i nostri confini, non siamo obbligati a rimanere in Italia».

La Ligue 1 però non è ancora considerato un grande campionato.
«Ma il Psg sta innescando un movimento innovativo. E c'è l'Europeo nel 2016».

Non c'è il rischio che i giovani italiani che vanno all'estero, senza passare per la A, non acquisiscano i principi della nostra cultura calcistica?
«No, anzi, se vai all'estero ti arricchisci e al tuo Paese porti un valore aggiunto. Per un ragazzo di 19 anni come me, giocare con grandi campioni e in Champions è il massimo».

Più facile però dire addio quando la Serie A è in declino.
«Ma ci sono segnali positivi: la Juve che gioca con carattere in Europa, il Napoli che si è rinforzato. Spero che la crisi obblighi i club a scommettere di più sui giovani. Proprio il Milan lo sta facendo con El Shaarawy, la Roma con Destro e Lamela. E Prandelli lo fa già da molto prima in Nazionale. Lui sta cambiando il nostro calcio. L'Italia può essere ottimista».

Prandelli l'ha consigliata prima di firmare per il Psg?
«No, ma era al corrente delle motivazioni che mi hanno fatto scegliere questa squadra. Sento molto la sua fiducia. Non tutti hanno il coraggio di convocare un diciannovenne dalla B. Voglio ripagarlo dando sempre il massimo».

In Italia quindi non ci torna?
«Per ora non ci penso proprio. Sto bene qui, poi si vedrà».

Serie B e Ligue 1, sono due mondi molto diversi?
«La Ligue 1 è più tattica e fisica. Ma nel Psg ci sono giocatori che tecnicamente rendono tutto più facile. Basta aprire gli occhi e imparare. È quello che faccio».

Al suo arrivo l'hanno pure fatta cantare.
«È una tradizione. Ho scelto "Alba Chiara" di Vasco Rossi, il mio cantante preferito».

E Ibrahimovic?
«Una canzone in svedese, e ci sa pure fare. Come Thiago Silva che ha cantato in brasiliano».

Più facile mandare in gol Ibrahimovic o Insigne?
«Ibra, ma Insigne, come Immobile, farà di sicuro molta strada».

Si mormora appunto di un interesse del Psg per Insigne. Gliel'ha consigliato lei?
«No, ma so che il Psg osserva con attenzione i giovani in Europa. E se prendono Insigne farebbero un grande affare».

Ibrahimovic di solito striglia i giovani, per lei invece solo elogi.
«È gentilissimo, mi consiglia e ci sentiamo anche fuori dal campo. Con lui è tutto più facile».

Chi l'ha impressionata di più in questo Psg?
«Thiago Silva. Sembra non faccia fatica. Non suda mai. È il più forte al mondo nel suo ruolo».

La paragonano a Pirlo, ma chi è il suo idolo?
«Da sempre Del Piero che seguirò anche al Sydney. Su internet mi riguardo spesso la finale di Champions vinta ai rigori contro l'Ajax perché ero troppo piccolo allora. E poi in quella stagione nacque il famoso gol alla Del Piero».

Anche lei ha un gesto tecnico preferito?
«No, cerco di fare solo ciò che è meglio per la squadra».

Prandelli dice che Verratti può giocare da trequartista.
«Lo facevo anche da piccolo. Da due anni gioco davanti alla difesa e ammetto di sentirmi a mio agio. Ma per la Nazionale gioco ovunque».

Differenze tra la scuola Ancelotti e quella Zeman?
«Con Zeman si correva di più senza palla. Con Ancelotti si lavora di più con il pallone. In comune però c'è l'idea di imporre il gioco, divertendo. Con Ancelotti penso di essere migliorato sia in fase offensiva sia in quella difensiva, ma a Zeman devo tutto, mi ha fatto crescere dentro e fuori il campo. E pure lui, come Ancelotti, ogni tanto mi strigliava. Lo sento ancora spesso».

Il suo debutto in Champions è stato fenomenale.
«Quando ho sentito la musica però pensavo di stare ancora davanti alla tv. Poi non ci pensi più. Il calcio per me è divertimento, anche se non è stata così facile come sembra da fuori».

Ancelotti dice che il Barcellona è favorito. Lei?
«Io sono qui anche per vincere la Champions. Ma dovremo lottare ovunque. Come in campionato, perché tutti vogliono battere il Psg. In Ligue 1 le squadre meno tecniche compensano con l'impatto fisico».

A 19 anni, ingaggio milionario, vita a Parigi. Difficile restare con i piedi per terra?
«So da dove vengo, i soldi non cambiano la mia educazione. I miei amici sono gli stessi di sempre e credo sia importante restare umili. In Lega Pro ho visto gente esaltata per molto meno. Qui anche i grandi campioni sono gente normale».

E la vita parigina com'è?
«Finora ho fatto il turista con la mia ragazza. Parigi è bellissima, ma mi manca tanto la pastasciutta. Ho scoperto però un buon ristorante napoletano, il Posillipo».

Con il francese come va?
«Sirigu mi ha passato la sua applicazione per l'iPhone, ho appena cominciato a studiare. Ci tengo a imparare presto».