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Tranne l'ultimo quarto d’ora, quando la Lazio ha varcato la linea di centrocampo due o tre volte, il gap anagrafico fra le due squadre - 309 anni contro 255 degli undici in campo - non si è notato. Un po' perché la Lazio ha fatto valere la sua maggiore esperienza e compattezza facendo viaggiare la palla più che i giocatori, un po’ perché la viola sembrava stavolta un fiore un po’ appassito. Centrocampo molle, con Benassi, incursionista delegato, che non ha gradito il regalone di Wallace calciando addosso a Strakosha da cinque metri, Veretout - castigatore con tre gol, anche se inutili, l’anno scorso - sacrificato davanti alla propria difesa, Gerson impalpabile, il temibile Milenkovic strapazzato da Lulic più giovane di 12 anni. La Fiorentina è vissuta sulle folate di Chiesa, che astutamente Pioli ha spostato a sinistra su Wallace che sembrava suo nonno. A proposito di parentele, questa era anche la partita dei sentimenti e degli amarcord. Chissà che cosa hanno provato Inzaghi e il team manager Peruzzi nel trovarsi di fronte Federico Chiesa e Giovanni Simeone che 15 anni fa razzolavano sul campo d'allenamento vicino ai loro papà. Avevano 5 e 7 anni, Inzaghi, Peruzzi, Enrico Chiesa e Diego Simeone facevano parte della banda Mancini che portò la Lazio al quarto posto. E poi il 7 ottobre di 96 anni fa, come hanno ricordato i tifosi biancoazzurri, era nato il "maestro" Tommaso Maestrelli.

La sua Lazio, quella di Maestrelli, era certamente altra cosa rispetto a questa che ha battuto la Fiorentina e una crisi che stava per saltarle sulle spalle. Ne è uscita con la forza della volontà più che del gioco. Rinunciando coraggiosamente (ma concordo) a Luis Alberto in favore delle due punte, il giovane allenatore ha puntato sui lanci lunghi più che sul palleggio, con Immobile lanciato sulla sinistra e Caicedo a far da sponda. Il piano prevedeva un Milinkovic in grado di suggerire e inserirsi, però il serbo non è stato capace di assolvere né all’uno né all’altro compito. Avrebbe meritato lo stesso trattamento di Luis Alberto, e forse stavolta Inzaghi si sarà convinto, incitato anche dalla curva Nord che ha issato uno striscione eloquente sullo stato di forma di due protagonisti della scorsa stagione: "Milinkovic e Luis Alberto, finti talenti solo a caccia di contanti".

Senza i finisseur, è una Lazio operaia che conta sulla solidità della vecchia guardia - Parolo, Lulic, Radu, Acerbi Leiva - e sulla carica frenetica che mai abbandona Immobile. Il cecchino ha colpito poco oltre la mezz’ora andando a deviare in rete una spizzata di Radu su angolo del brasiliano. Gol pesante e scacciapensieri per Ciro che stranamente alla Fiorentina non era mai riuscito a segnare. Fino ad allora la partita era stata vivace ma seminata di errori. I due più clamorosi: quelli al 26’ di Wallace che rimetteva al centro una palla appoggiatagli dal proprio portiere servendo al centro dell’area Benassi e di quest’ultimo il quale, forse sorpreso, tirava sul petto di Strakosha. Subito dopo Lafont - portiere diciannovenne - usciva fino quasi al centro del campo per respingere di testa un pallone e travolgere Leiva che usciva sanguinante. E dopo due minuti un tre contro tre era concluso da Simone con un maldestro appoggio a Strakosha. Poi, al 37', arrivava il gol che sarebbe rimasto solitario, seguito da un dubbio intervento di Acerbi su Simeone a due passi dalla porta che né Orsato né Guida dal Var hanno ritenuto di dover controllare al rallenty.

Secondo tempo quasi tutto viola, prevalenza prima innocua, poi pressante fino al palo di Sottil (terzo figlio d’arte) all'85'. Mano a mano che la fine si avvicinava, gli spettri scendevano sull’Olimpico, il ricordo dell’1-1 del campionato scorso con il pareggio fiorentino su contestatissimo rigore di Babacar al 94'. Allora la Lazio meritava di vincere, stavolta la Fiorentina non meritava di perdere. Un passo avanti rispetto al derby e alla batosta tedesca la Lazio l'ha mosso, ma sul piano della voglia e del carattere più che del gioco. Inzaghi ha avuto il coraggio di tenere a riposo Luis Alberto ma insiste su un Milinkovic stralunato avendo a disposizione Badelj e Berisha, ed è recidivo nella scelta di Wallace: osceno il brasiliano, incapace di rinvii decenti e di marcature efficaci. Poco spiegabile l’insistenza su questo giocatore a scapito di Luiz Felipe che anche Mancini, in tribuna, sta pensando di portare in Nazionale. Pare che questo sia uno dei motivi di un po’ di maretta che attraversa lo spogliatoio laziale. Voci dal di dentro sussurrano che l’idillio squadra-allenatore sia quanto meno incrinato. E ciò, per una squadra che punta sulla coesione e sull’entusiasmo più che sulla tecnica, non è handicap da poco.

IL TABELLINO

Lazio-Fiorentina 1- 0  (primo tempo 1-0)


Marcatori: 37' pt Immobile (L)

Lazio (3-5-1-1): Strakosha; Wallace (7' st Luiz Felipe), Acerbi, Radu; Marusic, Parolo, Lucas Leiva, Milinkovic-Savic, Lulic; Immobile (40 st Berisha), Caicedo (7' st Correa). All. Inzaghi

Fiorentina (4-3-3): Lafont; Milenkovic, Pezzella, Vitor Hugo, Biraghi; Benassi (1' st Edimilson), Veretout, Gerson (18 st Eysseric); Chiesa, Simeone, Pjaca (35' st Sottil). All. Pioli

Arbitro: Orsato di Schio

Ammoniti: 26' pt Lulic, 34' pt Caicedo (L), 35' pt Pjaca (F), 48' pt Gerson (F), 7' st Marusic, 23' st Correa (L), 24 st Victor Hugo (F), 42' st Strakosha (L)