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E' un fine anno in cui il tifoso della Fiorentina prova fondamentalmente due sentimenti: rabbia e depressione. Chi si è fatto centinaia di chilometri per andare a Parma, come a Udine, non è uguale a quello che commenta su internet un articolo di fondo o una notizia, è molto di più. E' quello che c'era a Gubbio e a Castel di Sangro, sotto la neve, che ha rinunciato ogni domenica ad una gita fuori porta o ad un pomeriggio sul divano con la fidanzata o i famigliari, perché quando chiama la Viola non ce n'è per nessuno. E' uno che sa bene cosa significa autofinanziamento, ma non ha capito a cosa serva la Tessera del tifoso; che si è preso le bombe carta in testa a Torino, le 'puncicate' a Roma, e che ha visto fischiare male, in malafede, in questo 2010, prima Ovrebo e poi Rosetti. Per loro, e solo per loro, la Fiorentina è un atto d'amore, per cui l'importante è dare, a prescindere, e non hanno interessi. Lo riconosci, il vero tifoso viola, perché quando lo guardi negli occhi ti accorgi che vorrebbe spaccare il mondo in questo momento, eppure ha un senso di frustrazione.

A lui, tifoso che ha come primo e ultimo pensiero della giornata la Fiorentina, vanno i miei auguri più sinceri, e sperando di interpretare il suo pensiero giro una preghiera ad Andrea Della Valle. Caro presidente - io la chiamo così, anche se lei si è dimesso, e pur avendo capito il perché non lo condivido -, mi giunge notizia che lei sia a conoscenza di tutto ciò che accada a Firenze e che legga ogni articolo perché ha una rassegna stampa curata dall'ufficio stampa della Fiorentina. La considero in questo momento il primo tifoso del club, e dunque vorrei chiederle, con tutto l'amore possibile del mondo, dopo un anno difficile come è stato questo, in cui è accaduto un po' di tutto, di tornare a vivere la città come ha fatto ai tempi della C2, insieme a suo fratello. Proprio a quest'ultimo - che ringrazio, in tempi di gente come Porcedda, per staccare anche quest'anno un assegno da trenta milioni di euro - rimprovero il fatto di aver diviso la città negli ultimi mesi, con dichiarazioni poco comprensibili, con scelte rivelatesi sbagliate e con una comunicazione che è quanto di più lontano da quello che i cuori viola vorrebbero sentirsi dire.

Sono certo che lei, dottor Andrea Della Valle, ama la Fiorentina, ma credo che ne abbia una visione distorta, e che soprattutto ogni volta che parla della squadra non abbia chiare le idee. Voi, fratelli Della Valle, avete messo e metterete ancora tanti soldi in questo club, ma mi chiedo: siete sicuri che siano investiti bene? C'è bisogno di questa guerra di parole con il Comune di Firenze? Perché leggere dal suo e-book di ciò che accade alla sua Fiorentina, e non viverla direttamente, incontrando i tifosi, almeno una volta a settimana, nel mercato di San Lorenzo? Raccontano che il primo ministro della Siria abbia fatto fatto crescere il suo Paese perché non disdegna visite in incognito nelle città della sua nazione, per capirne i reali problemi.

Non si fidi dei giornalisti che parlano solo bene di questa Fiorentina, sprizzando finto ottimismo, perché non credo facciano il bene vero di questa squadra. Da tifoso a tifoso, e per una volta non da giornalista, lei che ha spesso rinunciato alla famiglia per stare vicino alla Fiorentina, riavvicini suo fratello alla città, torni in sella al club e riscaldi i nostri cuori. Sarebbero scelte migliori dei due-tre acquisti promessi, perché l'amore non si compra, specie quello dei tifosi. C'è cenere ancora viva nel petto dei tanti tifosi viola oggi arrabbiati. Serve solo un gesto sincero, un gesto non economico, perché l'amore non si compra con un forte giocatore, per riaccenderlo. Ve la sentite di farlo, presidente Andrea Della Valle, lei e suo fratello?