Commenta per primo

Chi sceglie di fare il portiere di calcio non può essere una persona banale. Non c'è un singolo numero uno della storia del pallone che non racconti, con le sue gesta, come sia estremamente delicato e particolare il carattere di chi sta fra i pali: parte integrante di una squadra, ma anche lontano dai suoi compagni, tanto che Umberto Saba ha dedicato a questo ruolo la poesia 'Goal'. E chissà come mai - ci pensavo ieri, mentre mi raggiungeva la notizia della scomparsa dell'ex viola Andrea Pazzagli - quando si rompe l'equilibrio in un ruolo tanto delicato, in una squadra, poi le cose finiscono male. Sperando di non passare per blasfemo, vorrei dedicare queste righe, che sarebbero servite a ricordare soprattutto Sebastien Frey, recentemente ceduto dalla Fiorentina al Genoa, proprio a Pazzagli. Un uomo vero, che avevo iniziato a conoscere di persona da qualche anno, prima come ascoltatore di un'emittente radiofonica locale, dove lui era ospite fisso il mercoledì, alternando i suoi giudizi alle canzoni che componeva (la sua autentica e nuova passione), e poi negli studi di un'emittente televisiva che ci vedeva ambedue ospiti, e da cui lui si era allontanato perché non sopportava un certo tipo di gazzarra mediatica. Ciao portiere, autentico cuore viola.

Il suo ultimo pensiero da commentatore Andrea Pazzagli lo aveva dedicato, attraverso le frequenze di Radio Blu, a Sebastien Frey (era venerdi scorso). Non si capacitava del fatto che l'estremo difensore viola potesse essere stato ceduto con tanta faciloneria, a costo zero, al Genoa. Anche se Pazzagli già un anno fa aveva capito tutto, quando diceva al collega francese che qualcosa stava 'bruciando' intorno a lui, visto che in Fiorentina arrivavano più portieri che attaccanti. Non aveva dubbi sul valore di Frey e si chiedeva, forse anche ingenuamente, perché la società andasse a 'pescare' un brasiliano ed un polacco, invece di valorizzare - quando il numero uno viola era infortunato - quel Seculin relegato ormai a quarta scelta. 'La Fiorentina perde un grande uomo' aveva detto Pazzagli poco meno di 72 ore fa su Frey, e chissà cosa avrà detto quest'ultimo alla notizia della scomparsa del primo. Aveva ragione Pazzagli: Frey è un uomo vero, che ne ha superati tanti di momenti difficili.

Caro Seba, lasciatelo dire, ti sei fatto 'fregare' da quelle telefonate rassicuranti che ti faceva, poco più di un anno fa, il proprietario del club. Da un lato ti chiedevano di delegittimare l'allenatore che ti aveva portato in maglia gigliata; dall'altro, si trattava di un lento progetto per delegittimare te, in pieno 'Fiorentina style'. Tutta la fragilità e l'umanità tipica dei numeri uno da qualche ora sono di proprietà di qualcun altro. Ma chi ha buona memoria si ricorda delle tue parate, che hai spesso confuso con miracoli, e che hanno contribuito a far sì che la tua squadra, quella viola, ottenesse quattro qualificazioni alla Champions League, al netto delle penalizzazioni di Calciopoli. Ma ciò non è bastato ad alcuni dirigenti gigliati, che ti hanno sempre messo i bastoni fra le ruote, per quel tuo ingaggio già più volte ridotto. Torna a Firenze quando vuoi Seba, perché i Della Valle passeranno, i tifosi viola che ti hanno amato invece non ti dimenticheranno mai. Arrivederci Seba: questo per te, come per Andrea Pazzagli, non sarò mai un addio.