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Da oggi c'è un 'Dead Man Walking' in casa Fiorentina, e il suo nome è Cesare Prandelli. Confermato a ripetizione da tutti i suoi dirigenti, il tecnico di Orzinuovi aspetta un segnale da Casette d'Ete, dove l'uomo che decide davvero sulle sorti future della squadra viola, ossia Diego Della Valle, dovrà dire sì o no alla richiesta che arriverà nelle prossime ore dalla Figc, per tesserare Prandelli come selezionatore della Nazionale italiana. L'allenatore può essere delegittimato da chi lo ha scelto cinque anni fa, o 'tenuto in vita' fino a giugno 2012, naturale scadenza del contratto. Un dato però è certo: se non verrà rinnovato il contratto a Prandelli, ci si troverà di fronte alla stessa situazione della Roma con Luciano Spalletti dodici mesi fa. Un allenatore delegittimato dalla proprietà, scaricato da gran parte della squadra e a cui si sta facendo terra bruciata intorno, con un mercato di rafforzamento previsto di 'basso livello'. Andrea Della Valle, intervenuto venerdì sera ad un'emittente radiofonica fiorentina, in 45 minuti di conversazione ha mostrato tutti i limiti della sua persona. Entusiasmo sì, ma anche molto populismo nelle sue parole verso i tifosi, niente di concreto sul futuro e soprattutto la conferma che in Fiorentina, mentre lui parla, il fratello Diego sonda i giocatori più rappresentativi per capire se Prandelli conta ancora nello spogliatoio. E così, mentre i giornalisti vicini alla proprietà si dividono fra quelli che 'Ma non è che Prandelli non è convinto di restare?' e quelli che 'Oh ma quanto è bravo Andrea Della Valle. Ma quando torna presidente?', nel mezzo c'è il tecnico, che dopo il licenziamento semi-ufficiale su 'La Gazzetta dello sport', si è impuntato nel voler restare a Firenze. Con il rischio che, dopo un mercato in tono minore (la cassa la tiene DDV) e uno spogliatoio poco convinto (pochi uomini veri in quello viola, visto invece quelli del Milan con un allenatore partente?), rimanga alla Fiorentina per durare giusto le prime settimane della prossima stagione A queste condizioni, poco convinto sul futuro, Cesare Prandelli farebbe bene a dimettersi ora, perché rischia di rovinare solo la sua immagine. Ieri nel frattempo si è chiusa la stagione agonistica della Fiorentina, con un undicesimo posto in campionato, l'eliminazione in coppa Italia alle semifinali contro la vincente Inter e agli ottavi di Champions col Bayern Monaco rinforzato dal norvegese Ovrebo. Che voto dare a questi lunghi mesi viola? Sofisti, pensatori ed intellettuali della stampa e tifoseria cittadina si sono divisi fra calcoli algebrici (la media fra i risultati in campo italiano ed europeo) e algoritmi sulle situazioni dentro e fuori il mondo viola. Diciamo che una sufficienza è la soluzione più giusta per valutare gli ultimi nove mesi viola. Fattori di incidenza inevitabili, sul negativo campionato, sono stati senz'altro Mutu e le sue fantastiche pasticche, Gamberini, Marchionni e Cristiano Zanetti, che svolgeranno il prossimo ritiro estivo a Lourdes, e Collina con la sua squadra, il cui capitano Rosetti fischierà ai Mondiali. In attesa di conoscere il futuro tecnico della Fiorentina, un sentito grazie dalla città di Firenze va all'Inter per aver conquistato lo scudetto, ma soprattutto per avere così evitato che lo vincesse la Roma. Viene da pensare che quest'ultima abbia come prefisso la sigla A.S. non come abbreviazione di associazione sportiva, ma di associazione statale. La società giallorossa infatti è iscritta al campionato pur essendo la propria controllante, la Italpetroli della famiglia Sensi, indebitata più della Grecia. Eppure è lì, perché a tenerla in vita c'è una banca statale, Capitalia, ed una serie di politici che avrebbero paura di farla fallire per ripercussioni dei suoi ultras. Roma, unica città che può essere messa a ferro e fuoco per una partita di calcio, e non esistono squalifiche del campo. Olimpico, unico stadio dove si può fare invasione di campo, ma sanzioni non se ne vedono né per chi le compie né per la società responsabile. Roma, squadra autrice di un miracolo sportivo, il cui capitano però si permette di inseguire un avversario, scalciarlo in maniera feroce, e che invece di essere deprecato dai propri tifosi viene esaltato come un eroe. Quegli stessi tifosi che non vogliono i 'biscotti', e che furono autori dello striscione 'Datece retta, mannate i viola in serie cadetta' (maggio 1993). Capitano giallorosso che ha come moglie una che issa uno striscione 'oxfordiano' in tribuna autorità: 'Totti si ama, non si discute'. Evidentemente, fra un balletto e l'altro, la signora Blasi non deve avere ben chiare le regole del calcio corretto. Grazie Inter per aver evitato un'ingiustizia, e ripetiti fra cinque giorni per evitarne un'altra: la vittoria in Champions League della Banda Bassotti del Bayern Monaco.