5
La notizia delle dimissioni di Cesare Prandelli ha scosso l’ambiente viola, con la Fiorentina ancora a caccia della salvezza e in lotta per non rimanere impantanata nelle zone più basse della classifica. Viene da chiedersi, quindi, cosa abbia spinto un maestro di calcio come Prandelli, che nonostante gli alti e i bassi stava portando avanti un cammino di crescita, a lasciare la barca a dieci partite dalla fine. La lettera che il tecnico di Orzinuovi ha scritto è, senza mezzi termini, una lettera d’addio al mondo del calcio, nata dal cuore di una persona di una sensibilità rara, una lucida descrizione di un profondo malessere interiore, diventato ormai troppo grande per essere trattenuto.

STANCHEZZA – Che qualcosa non stesse andando bene si era capito già dopo la vittoria di Benevento, con Prandelli che si era definito “stanco e svuotato”, per poi arrivare al punto di non ritorno dopo la sfida contro il Milan, quando l’allenatore ha lasciato lo stadio dopo la gara, senza rilasciare interviste. Nel mondo del calcio di oggi, dove si vedono solo superuomini capaci di affrontare ogni difficoltà, che addirittura si paragonano a divinità, una figura come quella di Prandelli è incredibilmente controcorrente. Cesare è un uomo, con tutte le difficoltà che consegue questa esistenza, e non ha alcun timore nel parlarne serenamente, non ha niente di cui vergognarsi. Non vuole ostentare forza, vuole far capire le sue emozioni.
FUTURO – Il futuro di Prandelli è lontano dalle panchine, sicuramente avrà bisogno di tempo per riprendersi da un momento personale molto complesso, e nessuno ha voglia di mettere ulteriori pressioni ad un uomo che ha avuto il coraggio di mettersi a nudo. Quello della Fiorentina è sicuramente più in discussione, visto che da domani sarà Beppe Iachini a guidare la squadra fino al termine della stagione, con il compito di non far rimpiangere troppo l’eleganza e la sensibilità di Cesare Prandelli.