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Pare che anche Anna Wintour, direttore di Vogue America - il personaggio che ha ispirato il film 'Il Diavolo veste Prada' -, quando la scorsa settimana ha incontrato Diego Della Valle a Milano per la settimana della moda, in fiorentino stretto,  abbia detto a mister Tod's: 'Ma com'è che la tua Fiorentina c'ha solo una punta, fra l'altro che 'un segna da almeno undici mesi?'. La risposta, in marchigiano, sarebbe stata: 'Non posso rispondere. Sono solo il primo tifoso, chiedi a mio fratello Andrea, anzi meglio al mio presidente operativo Cognigni'. Bisognerebbe buttarla sul ridere, se non ci fosse da piangere davanti al momento della Fiorentina. Terza sconfitta consecutiva, zero gol segnali in altrettanti incontri, ma soprattutto ennesima trasferta povera di gioco, di idee e di marcature. Solito gol preso con la linea del fuorigioco sbagliata, che neanche alla scuola calcio. Ma va tutto bene.

Mentre il fratello incontrava davvero Anna Wintour, il presidente onorario Andrea Della Valle si intratteneva con i giornalisti informalmente - tanto da sorprendere anche il proprio ufficio stampa -, e con una disarmante analisi assolveva la sua squadra, reduce da figuracce sul campo e comportamenti poco professionali, regalava incoraggiamenti anche per i suoi dirigenti - un eroico presidente, quello della 'tempesta di idee', presentatosi in stampelle all'allenamento - e aggiungeva spiragli per il rinnovo del direttore sportivo. Poi la solita frase, buona per imbonire i tifosi più paurosi e senza memoria: 25 milioni da immettere nel bilancio. Tanto che qualcuno superficialmente ha subito parlato di rilancio. Se le prestazioni sul terreno di gioco sono lo specchio fedele di ciò che avviene nello spogliatoio, ma soprattutto in società, c'è di che avere paura.

Ad un ambiente viola depresso e spaventato da un fallimento che non le permette più di vivere una sana ribellione contro una politica aziendale da barzelletta, si aggiunge una gestione societaria che ha visto solo al comando da almeno 24 mesi un d.s. che, è giusto ricordarlo, ha parlato di questa Fiorentina come squadra 'difficilmente migliorabile' a chiusura del mercato invernale, e invece nella realtà ne ha azzeccate pochissime, mettendo davanti a sé soltanto la propria presunzione, ben protetto da una stampa accondiscendente e da personaggi che ambiscono ad entrare in società con lui. Quesa sarà la settimana dei 'cattivi pensieri'. A nastro si susseguiranno i paragoni con la Sampdoria - da cui la Fiorentina ha cercato di copiare la pessima tattica: vendere attaccanti senza riacquistarli - e la conseguente 'spaccatura' della tifoseria.

In momenti come questi, però, il richiamo più giusto è all'unità di intenti. Sbagliato forse per qualcuno, nauseante per qualcun altro, ma il momento dei processi sommari ci sarà a fine stagione, anche se servirà a poco se non si 'resetterà' la società da uomini che si sono dimostrati incapaci di fare calcio senza Cesare Prandelli. Ora c'è da pensare al primo fine utile: restare in serie A. La Fiorentina, due anni fa eliminata in Champions League, ha solo questo obiettivo. Servono dodici punti da trovare nelle prossime 13 giornate. Certo, con un solo attaccante 'vero' in rosa ci vorrà qualche magia anche di Delio Rossi. Chi ha preso quest'ultimo, ben sapendo quanto la sua base di gioco sia l'attacco e non certo la cura della difesa, forse non l'ha comunicato a chi ha operato le scelte sul mercato. Turiamoci il naso, continuiamo a tifare Fiorentina, e domenica andiamo allo stadio. La nostra creatura ha bisogno di noi, a prescindere da chi l'ha ridotta così.