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Fermi tutti. Credevamo di esserci lasciati alle spalle certe sensazioni, e invece, guardando e riguardando alcune fasi della gara di lunedì col Venezia, si è avvertito nuovamente quel senso di impotenza che la Fiorentina ha dato all'inizio e alla fine dello scorso campionato, prima e dopo che Vlahovic segnasse 20 delle sue 21 reti stagionali. Una sorta di "vorrei ma non posso" declinato secondo il 3-5-2 di iachiniana memoria. Lo spettro del titolo, inutile girarci intorno, è lui, Beppe Iachini. Ma non fraintendiamoci...

SALDO AL TIMONE - Quando si parla di fantasmi, ombre e simili riferendosi agli allenatori, di solito è segno che c'è aria d'esonero. Non è questo il caso, anzi, tutt'altro. Italiano gode della fiducia più incondizionata da parte di qualsiasi componente del mondo Fiorentina: dalla dirigenza, che poi è quello che conta, ai tifosi, che sì, gli muovono adesso le prime critiche, ma gli riconoscono anche la bontà del lavoro svolto nei primi mesi in viola. Il punto è che, vuoi per la stanchezza dei sudamericani, vuoi per la mancanza di serenità dovuta al caso-Vlahovic, in Laguna si è rivista la Fiorentina di Iachini, mascherata col 4-3-3. 
CONCETTO - Questo non vuol dire che Iachini sia un pessimo allenatore, no. "Lo spettro di Iachini" vuole essere piuttosto un riferimento a tutto ciò che il tecnico ascolano ha faticosamente combattuto per salvare la Fiorentina: paura di perdere, sirene di mercato, difficoltà nel portare sul campo il lavoro svolto in settimana, giocatori che non rendono per quelle che sono le loro qualità. Tutto questo sembrava brillantemente superato, con diversi giocatori recuperati dal punto di vista tecnico e una squadra spensierata e spavalda, finché Aramu lunedì non ha trafitto Terracciano e squarciato il velo che Italiano aveva abilmente steso sul mondo viola. Iachini spesso proteggeva il gruppo sottolineando solo gli aspetti positivi e fornendo alibi, stessa cosa ha fatto il suo successore pochi giorni fa. E la paura di rivivere il passato, a Firenze, è tanta. 

SE UNA RONDINE NON FA PRIMAVERA... - Si può dire che una chimera non fa "Inferno". Ci perdonerete il gioco di parole, ma la chimera che abbiamo visto al Penzo deve essere in tutti i modi esorcizzata. La gara col Cagliari del 12 maggio 2021, terzultima dello scorso campionato, sancì la virtuale salvezza della Fiorentina, certificata poco dopo dalla sconfitta del Benevento, e fu percepita come un nuovo inizio. Anche perché i problemi della Fiorentina di Commisso cominciarono proprio a Cagliari, nel 2019, sconfitta per 5-2 con Montella in panchina e, ironia della sorte, i primi due gol di Vlahovic in Serie A. Oggi è ancora Cagliari, Vlahovic ha bisogno di altre reti come quelle due, e questa volta i sardi non devono rappresentare altro se non una conferma che, sì, lo scivolone di Venezia è stato solo un incidente di percorso.