8
Da Brindisi a Tokyo, dai primi calci al tetto del mondo. Perché a soli 20 anni, Vito Dell'Aquila ha già scritto la storia: è la prima medaglia d'oro italiana in queste Olimpiadi, è la prima medaglia d'oro di un atleta azzurro nato dopo il 2000. Campione nel taekwondo nella categoria -58 kg, dopo aver battuto in finale il tunisino Mohamed Khalill Jenboudi a Makuhari, alle porte della capitale giapponese. Vittoria arrivata in rimonta: sotto 5-2 dopo i primi due minuti, ha gradualmente accorciato fino a portarsi sul 10-8 per il tunisino, lì ha piazzato 8 colpi in meno di 50 secondi prendendosi il trionfo con il 16-12 finale dell'azzurro.



Il taekwondo, un'arte marziale che gli appassionati lettori di questo sito probabilmente conoscono indirettamente grazie a Zlatan Ibrahimovic, il centravanti del Milan che fa sfoggio di questa disciplina con le sue giocate acrobatiche e un'elasticità muscolare che non sono comuni nei calciatori, specie in quelle della sua età. Ma se per Ibra non è più che una passione e un modo per tenersi in forma, per il giovane Dell'Aquila questa è una professione e un sogno, che parte da lontano. Proprio da casa.
Vito è nato infatti il 3 novembre 2000 a Mesagne, comune nel brindisino che vuole imporsi come capitale azzurra del taekwondo: originario di Mesagne anche Carlo Molfetta, campione olimpico a Londra 2012 nella categoria 80 kg. E con Molfetta ha in comune anche altro: quella palestra di Roberto Baglivo, maestro dei due. La passione di Dell'Aquila cresce fin da piccolo, quando a 8 anni si avvicina a quest'arte marziale e inizia a praticarla grazie al padre: "Ero molto timido e mio padre, a cui piacciono le arti marziali, decise di portarmi nella palestra del Maestro Roberto Baglivo, che a Mesagne è molto conosciuto. Inizialmente era per me un gioco, andavo in palestra molto volentieri perché passavo i pomeriggi con gli altri miei coetanei invece di stare solo a casa a studiare o annoiarmi. Poi con i primi risultati è diventata una passione e adesso considero il taekwondo come una professione perché lavoro duramente per raggiungere i traguardi che mi pongo".

E' la scintilla, quella che dà il via a una carriera ancora agli albori ma già ricca di soddisfazioni: l'esordio internazionale in Austria con medaglia d'oro nonostante fosse ancora una cintura gialla, la vittoria dei campionati italiani e dei mondiali cadetti nel 2014. Dal 2018 entra nel Centro Sportivo Carabinieri, arrivano gli Europei di Kazan dove ottiene un altro bronzo. Poi, la svolta: nel 2019 disputa i Mondiali di Manchester nel 2019 ma esce agli ottavi, complice il passaggio in categoria superiore dai 54 ai 58 kg. La gioia, però, è solo rimandata: il titolo europeo nei 58 kg a Bari, nella sua Puglia, che mette anche al sicuro la qualificazione olimpica a Tokyo. E un mese dopo, l'oro al Gran Prix final di Mosca (competizione riservata ai top 16 al mondo), battendo in finale il coreano Jun Jang, primo nel ranking globale.

Un oro quindi che parte da lontano e che alimenta una carriera partita subito forte. Che però, potrebbe non essere l'unica nella vita di Dell'Aquila: il sogno, è diventare giornalista. Si è diplomato al Liceo Scientifico 'E. Ferdinando' di Mesagne e Vito ha da tempo le idee chiare sul proprio futuro: "Ora il mio obiettivo principale è vincere le Olimpiadi, ma poi ho intenzione di iscrivermi alla facoltà di Scienze della Comunicazione a Roma e diventare un giornalista per scrivere di taekwondo, visto che in Italia, secondo me, se ne parla troppo poco. Ma in generale, vorrei essere un esempio per le nuove generazioni".