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Il terzo principio della dinamica afferma che ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria: ebbene, la Fiorentina lo viola in pieno, perché, di fatto, ha reagito con dichiarazioni veementi ad una non-azione, quella che Vlahovic sta continuando a portare avanti dalla chiusura del mercato estivo. "Zero comunicazione con Vlahovic e il suo clan”, ha affermato il dg Joe Barone, che chiede chiarezza ma non sembra essere ascoltato. Il serbo gioca, segna, ma chiude la porta a qualsiasi offerta, sia essa di un faraonico rinnovo (ribadiamo: 4 milioni all’anno a salire per cinque anni), sia essa di un trasferimento che metterebbe il cuore in pace – e le casse a posto – alla società di Viale Fanti. "Quando parliamo con il ragazzo, ci dice di rivolgerci al procuratore", aveva ammesso con rabbia Rocco Commisso a fine settembre. "Noi allora andiamo dall’agente e ci viene detto di sentire Dusan". Un circolo vizioso che ha evidentemente portato all’esasperazione i dirigenti gigliati.
 
NESSUNA APERTURA, EPPURE… - No, Dusan non si vorrebbe muovere da Firenze, almeno fino alla fine di questo campionato. E sicuramente, per il suo percorso di crescita, tiene in grande considerazione il consiglio di Dragan Stojkovic, selezionatore della nazionale serba: "Ho solo un consiglio per Vlahovic. Di cambiare pure squadra, ma restare in Italia. La Serie A, dove sta facendo benissimo, è la scelta migliore per la sua crescita. Avrà tempo per provare altri campionati". E’ il 23 novembre, pochi giorni dopo la doppietta al Milan con esultanza enigmatica a mimare una chiamata al telefono. Detto fatto, di lì a poco arrivano nell’ordine il muro alzato con la Fiorentina in un paio di occasioni e il gran rifiuto, reiterato nel tempo, alla ricchissima offerta dell’Arsenal. Che la società viola avrebbe accettato di corsa, in maniera tale da evitare un rischio d’impresa importante: vedere Vlahovic deprezzarsi (il contratto scade fra un anno e mezzo) senza la certezza di arrivare in Europa. Stanti le parole di Stojkovic, e dando per scontata la volontà del centravanti di dar retta a colui che lo dovrebbe scegliere nell’anno del Mondiale, c’è solo una squadra in Italia che può sperare di far cambiare idea a Vlahovic: la Juventus. Difficile, molto difficile per più motivi. Eppure non impossibile, perché la prima ad aprire a questa soluzione sarebbe la Fiorentina stessa, anche se alle sue condizioni. Entriamo nel particolare.
 
MEZZE VERITA’ – Le dichiarazioni di Vlahovic e di quello che dovrebbe essere il suo futuro allenatore, Max Allegri, scoraggiano qualsiasi speculazione nel breve termine: "Voglio portare la Fiorentina in Europa", aveva detto il giovane attaccante ad un portale del suo Paese sempre verso fine novembre; "Per quanto riguarda il mercato, la rosa è questa e rimarrà questa", le parole freschissime, pre Milan-Juve, di Massimiliano Allegri. A sentire i due, non ci sarebbe neanche da scriverne. Ma si sa, in tempo di mercato le dichiarazioni invecchiano malissimo, e allora ecco come stanno le cose: la Juventus aveva in mente di offrire 35 milioni più Kulusevski, proposta non ufficiale ventilata alle orecchie di Commisso senza troppa fortuna, per due motivi: lo svedese, pur gradito a Italiano, sarebbe superfluo in una rosa che ha appena accolto Gonzalez e Ikoné nelle ultime due finestre di mercato investendo più di 40 milioni complessivi, e inoltre la Fiorentina è sì disposta a trattare, ma vuole solo cash per far partire Vlahovic, in modo tale da avere la forza di procurarsi un sostituto nell’immediato e destinare nelle proprie casse un consistente guadagno. Ad oggi, la Vecchia Signora non può spingersi oltre, ma le risorse possono arrivare mediante cessioni e sforzi da parte del comparto dirigenziale. Ripetiamo ancora una volta: è un’operazione estremamente difficile. Anche perché il tempo stringe. Ma provare non costa nulla, anche quando in ballo ci sono decine e decine di milioni.
 
LA FIORENTINA E’ PRONTA A TUTTO – Sia a vendere di fronte ad un’offerta non inferiore ai 70 milioni, sia a tenere Vlahovic per la gioia di Italiano e dei tifosi. Non dimentichiamoci che l’Europa è alla portata, e senza il prodigioso attaccante lanciato da Prandelli tutto diventerebbe maledettamente più complicato. Nel frattempo, la positività al Covid del numero 9 e di Saponara (ufficiosamente sono loro due, è sufficiente fare un piccolo ragionamento logico) ha colpito nel momento meno adatto. Con la Lazio a inizio febbraio ci sarà ancora Vlahovic al centro dell’attacco? Probabilmente sì, se consideriamo tutte le carte sul tavolo. Ma la partita non è finita, e, come un buono scacchista, Commisso ha considerato tutte le variabili. Di sicuro, se Dusan partisse, la Fiorentina potrebbe permettersi, a livello economico, praticamente chiunque. Diverso il discorso tecnico. Scamacca rimarrebbe libero ma con ambizioni e pretendenti probabilmente superiori alla Fiorentina, mentre sarebbe più facile convincere a tornare in Italia giocatori che già conoscono il nostro campionato come Milik (Marsiglia) o Schick (Leverkusen), sulla falsa riga di quanto fatto con Piatek. Rimane fattibile un tentativo per Joao Pedro, mentre per Alvarez del River Plate, vicino al City, vale a maggior ragione lo stesso discorso fatto per Scamacca. Vendere Vlahovic è rischioso a livello di obiettivi, non venderlo è rischioso per il bilancio. Un rebus di complicatissima risoluzione, ma la Fiorentina ha deciso (e non da oggi): chi porta la giusta somma e ottiene il sì del giocatore, se lo aggiudica. Con buona pace, nel caso, di allenatore, sostenitori e di tutti quei romantici che credono ancora a ciò che viene detto. "Quando mi offrono, firmo", da parte di Vlahovic, del resto, risale appena a sei mesi fa…